Irlanda, il Pil in picchiata la Grecia: nessun ritardo nelle rate

ROMA – Rischio Irlanda. A sorpresa il Paese piomba in una fase di crescita negativa (-1,2%), che appesantisce i conti pubblici interni e riduce lo spazio per l’annunciata, indispensabile austerity. Subito il differenziale di rendimento dei titoli pubblici irlandesi e tedeschi vola a livelli record, trascinando al rialzo anche gli “spread”, come si chiamano in gergo, degli altri Paesi deboli di Eurolandia. Il ministro dell’Economia di Dublino, Brian Leniham, va in tv per assicurare che l’irlanda «non è sull’orlo del fallimento». Il commissario Ue, Olli Rehn, ribadisce che all’interno della zona euro non ci sarà  nessun caso di insolvenza: «Lo impediremo».
Ad appesantire il clima contribuisce però l’allarme sulle sorti della banca Anglo Irish, con indiscrezioni secondo cui alcuni creditori potrebbero rimanere all’asciutto. Il tutto mentre in Europa la ripresa rallenta e negli Usa, se il superindice è migliore delle attese, le richieste di sussidi alla disoccupazione superano le aspettative e la vendita delle case è ai minimi. Le Borse europee reagiscono male e tutte virano in rosso con Milano che perde lo 0,50%. Wall Street è altalenante.
La crisi del debito torna ad agitare i mercati. Preoccupano le sorti dei Pigs, i “Paesi maiale” secondo l’acronimo (dispregiativo) anglosassone. Gli operatori guardano ai numeri: dicono che nel secondo trimestre il Pil di Dublino finisce sotto zero, a quota meno 1,2% contro attese di più 0,5. Il differenziale tra i titoli di Stato irlandesi e i bund tedeschi sale a quota 417, portandosi appresso anche Portogallo (400 punti, anche qui record), Spagna (185), Grecia (882) e Italia (165). Volano anche i contratti che misurano il rischio default. S’intensifica, sullo sfondo, il dialogo Dublino-Bruxelles per l’Anglo Irish: è allo studio l’ipotesi di un buyback, ovvero di un riacquisto del debito subordinato.
Il clima sui mercati è teso. Non aiuta il rallentamento della ripresa nel Vecchio Continente mostrato dall’indice denominato Pmi, che monitora i settori manifatturiero e terziario: a settembre, a sorpresa, è sceso a 53,8 punti da 56,2 di agosto, pericolosamente vicino a quota 50, dove si colloca lo spartiacque tra espansione e contrazione. Non aiutano neppure le voci di nuove difficoltà  della Grecia: mentre continua lo sciopero dei camionisti, il ministro Papaconstantinou è costretto a smentire le indiscrezioni su una dilazione delle rate da pagare a Ue e Fmi.
Appesantito da tutti questi timori, l’euro perde terreno su tutte le valute, e sul dollaro scivola fino a quota 1,33. Come sempre, nei momenti di tensione l’oro, bene rifugio per eccellenza, si apprezza a 1293,6 dollari l’oncia.


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