Il pressing sui giudici per la causa Mondadori “Ok, rinvio ottenuto”

ROMA – Gli interessi di «Cesare» sopra ogni cosa. Se c’era da muoversi, avvicinare alti magistrati, la P3, per il premier, non si risparmiava proprio. Così è successo – hanno testimoniato le migliaia di intercettazioni captate dalla procura di Roma – sulle utenze di Flavio Carboni, del giudice tributario Pasquale Lombardi e per Arcangelo Martino, l’ex assessore campano che, dal 19 agosto, ha iniziato a collaborare con il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il pm Rodolfo Sabelli. È stato lui a svelare l’identità  di «Cesare», il nome in codice con cui la nuova P3 chiamava il Cavaliere. E la tela di rapporti e di lobbying tessuta dal trio è intervenuta per fare ottenere al premier il via libera allo scudo del Lodo Alfano. Tentativo però fallito, nonostante vari giudici fossero stati in effetti contattati.
Quale contropartita si aspettasse la P3 in cambio di tanto disturbo, lo svela una telefonata della fine del settembre di un anno fa di Martino con Nicola Cosentino, l’ex sottosegretario all’Economia, la cui carriera politica ha subito uno stop da un’inchiesta sulla camorra che lo vede indagato (Cosentino è però rimasto coordinatore del Pdl in Campania). «Lui ci deve dare te», insisteva dodici mesi fa Martino.
Telefonate, pranzi in un ristorante di Roma, “da Tullio”, per portare a termine la missione, che, evidentemente, avrebbe garantito la nomina di Cosentino a governatore della Campania. Operazione non andata in porto, come detto, ma anche in un altro capitolo trattato dall’inchiesta il gruppo coordinato da Flavio Carboni ha cercato di facilitare gli affari del Cavaliere e di una sua azienda, la Mondadori. Il colosso di Segrate era debitore con il Fisco di 400 miliardi di vecchie lire, per una controversia iniziata nel ‘91. Nel luglio scorso, però, grazie a una legge voluta dal Cavaliere e approvata dalla Camera a maggio, la maxi-vertenza si è chiusa pagando un mini-tributo: non i 350 milioni di euro previsti (tra mancati versamenti d’imposta, sanzioni e interessi) ma solo 8,6. Una vicenda che si trascinava da diciannove anni e in cui, nell’ottobre 2009, la cricca Carboni-Martino-Lombardi avrebbe avuto un ruolo preciso, avvicinando l’allora presidente della Corte di Cassazione, Vincenzo Carbone, parlando al telefono della necessità  di ottenere un rinvio della causa, per mandarla alle Sezioni Unite. Questa missione, a differenza di quella del Lodo Alfano, è riuscita. Nelle carte dell’inchiesta, la pendenza fiscale della Mondadori è ampiamente trattata. Agli atti della procura romana sono allegati i documenti della causa. A partire dal «controricorso» della Mondadori del novembre del 2000, firmato «dal prof. avv. Giulio Tremonti», lo stesso che pochi mesi dopo si sarebbe seduto sulla poltrona del dicastero dell’Economia. Lo stesso che in tutti questi anni è stato la parte avversa nella causa contro la Mondadori.
Per essere maggiormente sicuri che la pendenza si concludesse favorevolmente, soprattutto Martino attiva i suoi canali. Sul punto, il nucleo provinciale dell’Arma di Roma scrive: «Dalle conversazioni intercettate si desume che i contatti non si inseriscono in un quadro di disinteressata amicizia, ma sono indirizzati al perseguimento di obiettivi, che i colloqui telefonici consentono almeno in parte di individuare». I carabinieri ipotizzano anche «che l’interesse degli indagati riguardi l’assegnazione alle Sezioni Unite di un ricorso proposto dall’Amministrazione finanziaria e che vede come parte in causa la società  Mondadori. Secondo notizie giornalistiche ricavate da articoli pubblicati sul quotidiano La Repubblica nei giorni 28 e 30.10.2009, il ricorso dell’Agenzia delle Entrate sarebbe stato effettivamente rimesso alle Sezioni Unite». E così si spiegano le telefonate avvenute in quel periodo «tra Lombardi (in accordo con Martino e Carboni), Fiumara (Oscar, all’epoca avvocato generale dello Stato, ndr) e Carbone (Vincenzo, presidente della Cassazione, ndr)». Che sulla causa si sia concentrata l’attenzione della presunta P3, lo si capisce anche «da alcuni riferimenti che si ascoltano nelle conversazioni intercettate tra Lombardi e Martino il 27 ottobre». La decisione adottata della Cassazione, la cricca la conosce già  in anticipo. Il giorno precedente, infatti, Martino al telefono con Lombardi chiede: «Mi devi dire se lui ha già  definito quel rinvio o eventualmente quando si sarà  oggi o domani?». E Lombardi è categorico: «Il 28 sarà  fatto il rinvio!».


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