Code infinite e viaggi della speranza ma i pazienti promuovono i medici

ROMA – Pesano più le ore perse in coda per prenotare una visita medica, che quelle scioperate dagli operai in tutte le fabbriche d’Italia. Pesano gli spostamenti dei malati su e giù per il Paese per mettere una toppa alla scarsa qualità  di molti ospedali del Sud: “viaggi della speranza” così frequenti che per coprirli – in quelle regioni – se ne va tre quarti dell’Irap, la tassa che da anni le imprese chiedono di abolire.
La sanità  italiana ha tanti guai – a partire dall’imbarazzante gap fra Nord e Sud – e qualche punta d’eccellenza: l’aspettativa di vita, per esempio (siamo al terzo posto nel mondo dopo Giappone e San Marino); o – malasanità  a parte – il grado di soddisfazione espresso dai pazienti per l’assistenza medica fornita dagli ospedali (quasi il 90% dei ricoverati promuove le strutture). Pregi e difetti raccontati da un’indagine della Confartigianato presentata oggi al “Festival della Persona” di Arezzo.
I costi restano il problema principale, ma non di soli buchi di bilancio si tratta: ha un prezzo anche il tempo perso dagli utenti per fare la fila agli sportelli del servizio sanitario nazionale. Il 47,5% dei cittadini confessa di restare in coda all’Asl per almeno 20 minuti (ma in Lazio, Calabria e Sicilia la quota supera il 60%). Se ci si riferisce alla durata media dell’attesa, le ore di fila alla fine sono oltre 7 milioni l’anno: il 39,2% in più rispetto ai 5 milioni di ore di sciopero nei luoghi di lavoro contate nello stesso periodo (dati 2008). A dire la verità , la legge prevede che Asl e ospedali forniscano informazioni sui tempi necessari ad ottenere una visita, ma solo il 40% dei siti web è in grado di dare una risposta a questa richiesta, e anche qui si va dal virtuoso Nord Ovest – che nel 91,7% dei casi mette i dati on line – allo stiracchiato 18,7 garantito dal Mezzogiorno.
Del resto la differenza fra Centro, Nord e Sud è dominante: la si nota parlando di prevenzione sanitaria, ma anche di controlli dal dentista. Per esempio: al 98% delle donne umbre nella fascia d’età  interessata è offerta la possibilità  di fare una mammografia, ma la possibilità  scende al 17,5 per quelle siciliane. Se nel Nord il 47% dei cittadini va dal dentista almeno una volta l’anno, nel Sud la quota scende al 29,9. Anche perché i redditi in Meridione sono più bassi, un bel sorriso costa e l’85,9% degli italiani paga tutte le cure di tasca propria.
Negli ospedali del Mezzogiorno i Nas trovano quasi sempre qualcosa che non va. Igiene e sicurezza sono il tallone d’Achille di molte strutture: fra irregolarità  grandi e piccole, il 48,9% degli ospedali controllati nel 2007 non risultava a norma. Se al Nord la quota dei censurabili è del 21 per cento, nel Mezzogiorno sale al 74,9.
Per sfuggire a tutto questo e per cercare altrove quello che l’ospedale più vicino non può fornire, si sono così moltiplicati negli anni “i viaggi della speranza” fra una regione e l’altra: operazione che, fra le tante difficoltà , ha anche un elevato costo economico. Tant’è che, secondo il rapporto della Confartigianato l’esodo, nel 2007, ha fatto sì che il Mezzogiorno pagasse, in termini di mancati introiti, 960 milioni di euro. Peggio di tutti sta la Campania – che da sola ha realizzato una perdita di 280 milioni di euro – ma se si guarda alla spesa pro capite si vede che in Calabria la mobilità  regionale di chi va in cerca di cure costa 113 euro a cittadino.
Di fatto, spiega il rapporto, tre quarti dell’Irap versata dalle piccole imprese del Mezzogiorno serve a pagare Asl e ospedali del Centro e Nord Italia. E in Calabria e Basilicata l’intera Irap pagata dai piccoli imprenditori non basta nemmeno a coprire quei costi.
La sanità  in Italia, dunque, non è uguale per tutti e in tempo di federalismo fiscale bisognerà  tenerne conto, sia per l’offerta che per i costi: oltre i tre quarti (79%) del deficit accumulato fra il 2006 e il 2009 (28.349 milioni di euro) è stato determinato da tre regioni: Lazio, Campania e Sicilia. Lo scorso anno la spesa pro capite per il Servizio sanitario è stata di 1.816 euro per abitante, ma le variazioni fra una regione e l’altra sono state ampie: si è passati dai 2.235 euro spesi in media per ogni abitante di Bolzano, ai 1.619 del cittadino siciliano.


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