Torino e i suoi profughi. Record di gomberi per 19 migranti

Di sgombero in sgombero, non c’è pace per i profughi somali. Forse adesso, con il Ramadan, ci sarà  un minimo di tregua. Si spera. Loro sono 19, tutti rifugiati politici o per motivi umanitari, dopo essere stati mandati via dall’ex caserma Lamarmora (via Asti), lunedì hanno occupato una ex stazione della polizia municipale in corso Chieri. Vivono senza luce, né gas, né acqua, ma hanno un tetto. Il sindaco di Torino Sergio Chiamparino ieri pomeriggio ha inviato al questore Aldo Faraoni la richiesta di sgomberare lo stabile («con tempi e modalità  ritenute più opportune, nel più breve tempo possibile»), che tra l’altro il Comune vorrebbe vendere. Quindi, un’altra “cacciata” alle porte?
Ci si sono abituati, purtroppo. Ma mai passivamente. Erano più di duecento quando furono trasferiti lo scorso settembre dalla clinica San Paolo (all’inizio dell’occupazione erano 400) alla struttura in via Asti. Le cose si sarebbero dovute risolvere per il meglio, ma così non è stato. Un progetto poco riuscito («un parcheggio, altro che integrazione» disse Fredo Olivero, responsabile della pastorale migranti), con regolamenti severi, orari da coprifuoco e addirittura la minaccia di allontanamento dall’ex caserma per chi si fosse assentato più di 48 ore senza permesso. Via Asti si era così, negli ultimi due mesi, pian piano svuotata. Non erano più 230, nemmeno 110 o i 36 della settimana prima (in dieci, il 5 agosto, hanno accettato di essere trasferiti in altri appartamenti), ma solo19, gli «irriducibili». E da settimane si parlava dello sgombero. Il Prefetto Paolo Padoin (in procinto di accasarsi a Firenze) ha tuonato, oltre ogni diplomazia: «Questi profughi hanno rotto, andrebbero presi a calci nel sedere».
Lunedì è stato il giorno delle decisioni: basta perdere tempo, si sgombera (l’ordine proveniva dal ministero della Difesa). La prefettura arriva determinata. Consegna ai profughi una lista di dormitori e mense che possono fornire pasti anche in serata. I somali, però, non ci stanno. Non vogliono separarsi e finire in un posto dove «alle 7 del mattino vieni sbattuto fuori». E il lavoro? (visto che l’obiettivo è l’indipendenza e non l’assistenza). Cercarlo a spasso con la propria valigia sarebbe un’impresa.
Si bendano e si ammanettano con stracci di lenzuola: «Da qui non ci muoviamo». Verso le 16 arriva la squadra mobile, che entra subito nella caserma passando dal portone principale. C’è anche la polizia municipale. Ci sono, poi, i volontari di Terra del Fuoco, i ragazzi dei centri sociali, che da sempre seguono in prima linea la vicenda profughi. La situazione si fa tesa. La questura chiede al consigliere di circoscrizione Paolo Salza (presente con Daniela Pautasso di Rosso Ideale e Diego Castagno, Pd) di entrare a trattare: «Ho visto da una parte gente disperata e dall’altra agenti con scudi e manganelli. Ho capito che bisognava trovare una soluzione che evitasse forza e violenza. Ho proposto ai profughi di andare a occupare uno stabile del comune, quello di via Chieri».
Arriva un autobus della Gtt (l’azienda trasporti torinese), i 19 (tutti uomini adulti) caricano letti e materassi. E ci salgono anche loro, scortati dalla polizia municipale. Lo sgombero c’è stato, ma ora pretendono una sistemazione. Il mezzo li porta fino in piazza Borromini, a due chilometri da via Chieri, così come vuole la questura. Non vogliono scendere, sarebbe una beffa. Vogliono un tetto. L’autobus sta fermo un bel po’. Poi, alle 18,15, d’un tratto l’empasse si sblocca. Si va verso la meta promessa in trattativa. Dirà  poi l’autista «Mi hanno detto che la polizia ha dato il via libera».
In via Chieri la palazzina, già  occupata (e poi sgomberata per volere del Comune) dagli anarchici del Velena Squat, è murata, Palazzo Civico vuole venderla ai privati. I 19 non si perdono d’animo, sfondano il muretto ed entrano. Tolgono le macerie, puliscono. Sono quasi le otto di sera, hanno scaricato tutto, stendono un telo e incominciano a pregare. Il primo pasto glielo porteranno i ragazzi del Gabrio che sul blog scrivono: «Continueremo a star vicini ai nostri amici somali».
Ma in città  era già  iniziato lo scaricabarile. Il prefetto furioso che vuole denunciare gli esponenti di Rifondazione. Chiamparino altrettanto, ma con la questura per aver gestito male lo sgombero e non aver evitato un’altra occupazione. E la questura contro i profughi, aprendo un’indagine sui fatti. La polizia nega poi di aver autorizzato lo spostamento del bus da piazza Borromini, tant’è che era pronta ad affrontare una protesta improvvisata. Concordano però su una cosa: da via Chieri se ne devono andare. Rifondazione, con il segretario regionale Armando Petrini, risponde al questore accusandolo di «un linguaggio proto-fascista, fatto di “calci nel sedere”». Sinistra e libertà  presenta un’interrogazione in Regione perché la questione non diventi di nuovo un problema di ordine pubblico. Ma il sindaco Chiamparino ieri ha chiesto ufficialmente a questore e prefetto lo sgombero della palazzina occupata, «su mandato della società  Cct (Cartolarizzazione Città  di Torino) che ha in gestione l’edificio e in qualità  di rappresentante della proprietà ». Il sindaco chiede il rilascio del fabbricato «con i tempi e le modalità  che saranno ritenute più opportune, nel più breve tempo possibile». Un nuovo sgombero è alle porte.


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