Tirrenia, sciopero sulle vacanze Lombardo: “No allo spezzatino”

GENOVA – Smembrata e venduta un pezzo alla volta al miglior offerente. È questo il destino verso cui sembra correre sempre più spedita la Tirrenia. Schiacciata da 660 milioni di euro di debiti, senza acquirenti dopo il fallimento della trattativa con la cordata guidata dalla Regione Sicilia, “costretta” a privatizzarsi entro la fine del prossimo mese, pena la messa in mora dello stato italiano da parte dell’Unione Europea, la flotta pubblica naviga al momento senza conoscere il suo approdo. Intanto la dichiarazione da parte del tribunale fallimentare di Roma dello stato di insolvenza potrebbe arrivare già  oggi
Come se non bastasse, poi, le “non scelte” del governo, che hanno bloccato in dirittura d’arrivo la trattativa con Mediterranea Holding, hanno infiammato gli animi, suscitando la dura reazione degli azionisti della cordata italiana e dei sindacati che annunciano clamorose iniziative di protesta. «Non condividiamo per niente la svolta data da Fintecna e cioè dal governo, che è pretestuosa e prelude a scelte sbagliate che noi perseguiremo in tutte le sedi, compresa la Corte di giustizia europea e i commissari Ue per i Trasporti» attacca il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo. Quello che si profilerebbe, secondo il politico, sarebbe infatti uno “spezzatino” teso inizialmente a separare Tirrenia dalla controllata Siremar (messe in gara insieme nell’ultimo bando) e poi a mettere sul mercato le singole rotte. «Se vogliono fare lo spezzatino della società  è una grande porcheria. E’ stata l’opzione di un Governo più che ostile verso la Sicilia, altro che “piano per il Sud”». Sul mercato, l’azionista Fintecna andrà  comunque a porre una società  dalla quale sono stati sfilati tutti i debiti. La vendita degli asset aziendali servirà  quindi al commissario Giancarlo D’Andrea a ripagare, almeno in parte, i creditori.
I sindacati, intanto, preoccupati del destino dei 2.200 dipendenti del gruppo, preparano le iniziative di protesta che dovrebbero già  scattare ad agosto. Molto dipenderà  dall’esito dei prossimi incontri con il ministro dei Trasporti Altero Matteoli e con il commissario D’Andrea. «Se dovesse permanere il rifiuto a un confronto chiameremo i lavoratori ad azioni dure ed incisive – sostiene il segretario generale della Filt Cgil Franco Nasso – Il governo può ancora evitare un totale disastro, la legge fornisce gli strumenti per gestire la nuova fase che si apre per Tirrenia, senza il licenziamento dei lavoratori e lo smembramento della società , delle singole navi e delle linee». Una sigla, però, la Uiltrasporti ha già  fissato la data della protesta, 30 e 31 agosto. «A niente sono valse le ripetute richieste al governo di aprire un confronto sulle vicende che riguardano le aziende Tirrenia sottoposte a un disordinato e sbagliato processo di privatizzazione che dovrebbe concludersi, evenienza questa del tutto impossibile, entro il 30 settembre» spiega il segretario generale Giuseppe Caronia.


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