Stati Uniti.Ripresa senza lavoro

Quindici milioni di persone senza lavoro. Negli Stati Uniti non accenna a diminuire il tasso di disoccupazione, nonostante i primi segnali di ripresa economica. Secondo gli ultimi dati dell’ufficio federale del lavoro, a maggio il tasso di disoccupazione è stato del 9,7 per cento, con un calo dello 0,2 rispetto al mese precedente e dello 0,4 in confronto al picco della crisi a ottobre 2009. Nello stesso mese le imprese private hanno creato solo 41mila posti di lavoro.

Un confronto con il vicino Canada aiuta a comprendere i problemi del mercato del lavoro Usa. L’ufficio statistico di Ottawa ha registrato 402 mila nuovi impieghi nei primi sei mesi dell’anno e un tasso di disoccupazione al 7,9 per cento, più basso dell’1,8 rispetto a quello statunitense. Il Piano per l’occupazione, approvato a febbraio 2009 da Camera e Senato per un valore di 787 miliardi di dollari (pari a oltre 619 miliardi e mezzo di euro), ha salvato perlomeno un milione e mezzo di impieghi, soprattutto nel commercio e nei servizi alle aziende, ma non è riuscito a recuperare gli 8 milioni di posti di lavoro che sono andati persi dall’inizio della crisi.

Per ogni impiego ci sono 5 disoccupati in fila e, secondo le stime più accreditate, la percentuale dei senza lavoro rimarrà  stabile negli Usa sopra il 7 per cento fino al 2014. L’economia sta uscendo faticosamente dal tunnel, tanto che il prodotto interno lordo statunitense è aumentato del 3 per cento nel primo trimestre dell’anno, ma la ripresa non porta con sé una diminuzione consistente del numero dei senza lavoro.“Tornare alla piena occupazione sarà  un processo lungo, graduale e faticoso”, ha dichiarato giorni fa l’economista Neil Dutta al quotidiano britannico Financial Times.

Il Presidente degli Usa Barack Obama è sempre più preoccupato di una ripresa economica senza nuovi posti di lavoro, tanto da aver fatto approvare a febbraio un altro programma di stimoli all’occupazione per un valore di 15 miliardi di dollari (pari a 11 miliardi e 789 milioni di euro), che comprende finanziamenti per la costruzione di infrastrutture di trasporto e incentivi fiscali per le imprese che assumono disoccupati. Minore successo, invece, ha incontrato il suo tentativo di far approvare dal Congresso un pacchetto di aiuti alle piccole imprese, che hanno un ruolo chiave nella creazione di nuova occupazione. Deputati e senatori, non solo repubblicani, temono infatti che ulteriori spese pubbliche possano allargare la voragine del deficit statale.

L’avvicinarsi delle elezioni politiche di metà  termine, fissate a novembre, è peraltro un appuntamento molto rischioso per i democratici, e Obama non vuole alienarsi le simpatie dell’elettorato spingendo troppo il pedale sugli investimenti statali. In questa situazione ha destato molto scalpore la decisione del Congresso di non prorogare i sussidi di disoccupazione, che negli Stati Uniti durano di norma 26 settimane. I repubblicani si oppongono strenuamente a qualsiasi forma di ammortizzatore sociale, che, secondo loro,“vizia” i lavoratori e svuota le casse dello Stato.

La confederazione Afl-Cio ha subito scritto ai senatori, chiedendo di mantenere le sovvenzioni per gli oltre 2 milioni di disoccupati che ne usufruivano.“Questi benefici – si legge nell’appello – non sono un sostituto adeguato dei contratti a tempo pieno, ma aiutano ad alleviare alcuni dei peggiori effetti della disoccupazione sui lavoratori e sulle loro famiglie. Gli economisti concordano nel dire che i sussidi giocano un ruolo fondamentale anche nel sostegno alle comunità  locali, poiché i disoccupati li spendono direttamente e immediatamente nelle attività  sul territorio”.

La recessione sta accelerando il passaggio dell’economia statunitense verso le produzioni a maggiore contenuto tecnologico. Secondo la Federal Reserve, la Banca centrale, nel corso del 2009 i settori maggiormente in difficoltà  sono stati chimica, metal meccanico, legno e arredo, stampa e tessile. Nel primo, per recuperare competitività , i grandi gruppi hanno spostato le produzioni a maggiore intensità  di lavoro nei paesi dove i salari sono più bassi, come Singapore e Cina.

Elettronica, elettricità , energia e comunicazioni sono stati, invece, i quattro settori dove la capacità  produttiva è aumentata, senza però che questo si sia tradotto nella creazione di un numero rilevante di nuovi posti di lavoro. Colossi dell’informatica come Apple o Dell continuano, perlomeno, a mantenere in patria le fasi del ciclo produttivo a maggiore valore aggiunto. Complessivamente, lo scorso anno la capacità  industriale degli Usa è calata dell’1 per cento, mentre le imprese produttrici di merci hanno perso 2,3 milioni di posti di lavoro.


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