Petraeus, il prossimo luglio non spegneremo la luce

Non spegneremo la luce. Il generale David Petraeus, comandante delle forze occidentali in Afghanistan, mette le mani avanti. Nel luglio 2011, la data fissata dal presidente Barack Obama, «inizierà  un processo, né più né meno: non è la data in cui le forze americane inizieranno un esodo, spegnendo la luce mentre escono dalla stanza».
Ai microfoni della Bbc il comandante si è azzardato a dire che i Taleban hanno perso il «momento» della loro avanzata, e ha sottolineato che l’anno prossimo «alcuni compiti verranno passati di mano, al ritmo che sarà  consentito dalla situazione sul terreno». E quando arriverà  il momento di iniziare questa transizione (alle forze di sicurezza afghane), Petraeus «offrirà  al presidente il migliore giudizio militare e professionale».
A Washington i vertici militari sono ascoltati, ma pesano anche i giudizi politici. Obama vorrebbe liberarsi del conflitto in Afghanistan, una «guerra di necessità » diversa da quella irachena, «che è stata una scelta sbagliata». E il paradosso è che, per uscire dal pantano afghano, il presidente ha accettato la richiesta dei militari e chiesto l’invio di 30mila soldati in più.
Non è stato semplice convincere il Congresso a sbloccare i 59 miliardi di dollari necessari alle truppe aggiuntive. I democratici hanno dovuto affidarsi a una manciata di voti repubblicani che li hanno salvati: oltre cento esponenti del partito dello stesso presidente hanno votato contro. David Obey, il capo della commissione della Camera che gestisce le spese del governo, ha sottolineato che c’è «profondo scetticismo» sul fatto che quei soldi possano finanziare una guerra vittoriosa. Secondo la stessa Bbc, il 60% degli americani e il 70% dei britannici sono contro la guerra.
Il presidente afghano, Hamid Karzai, vorrebbe vedere il passaggio di consegne tra le 140mila truppe internazionali e le forze armate locali entro il 2014. Nel tentativo di lanciare un messaggio di speranza, ieri è stata ordinata la rimozione di alcuni posti di blocco dalle strade di Kabul. Ma si tratta di operazioni cosmetiche. Il bollettino di guerra parlava di cinque soldati uccisi: due dalla Francia, due dagli Stati Uniti, uno dall’Ungheria.
Le forze occidentali, da parte loro, hanno preso di mira un gruppo di ribelli al confine tra Pakistan e Afghanistan. Un aereo teleguidato americano ha colpito uno dei bastioni della ribellione, nella regione pakistana del Waziristan del Nord. Sarebbero morti cinque talebani legati al gruppo «Haqqani». In quell’area ci sarebbe anche il leader di al Qaida, Osama bin Laden. Non essere riusciti a prenderlo è stato «un fallimento delle nostre attività  di intelligence», ha ammesso Petraeus alla Bbc.
Il generale sostiene che i suoi soldati sono riusciti ad arginare i guerriglieri nel Sud e nella capitale dell’Afghanistan. Aver colpito quelle aree ha causato una violenta reazione che si à  tradotta in nuovi attacchi, ha spiegato Petraeus. Si temono nuovi attentati anche in vista del prossimo 18 settembre, quando sono in calendario le difficili elezioni parlamentari afghane.


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