P3, Martone e Miller: quattro ore in Procura

ROMA – «Mai esercitato pressioni sulle istituzioni». Un coro a due voci quello che hanno ascoltato i pm romani che ieri hanno interrogato, come persone informate sui fatti per l’inchiesta sulla P3, Arcibaldo Miller, capo degli ispettori del ministero della Giustizia, e Antonio Martone, ex avvocato generale della Corte di Cassazione.
I due hanno negato ogni accusa. Lo ha fatto Miller che, secondo l’informativa dei carabinieri del nucleo investigativo di Roma avrebbe cercato di avvicinare alcuni giudici della Consulta in vista dell’esame del ricorso sul Lodo Alfano. Non solo: Miller, secondo l’accusa, si sarebbe anche dato da fare per aiutare Carboni&Co. (il suo interlocutore era Arcangelo Martino) a predisporre un’ispezione al tribunale di Milano che aveva escluso la lista Formigoni dalla corsa elettorale alle ultime regionali. Circostanze che il capo degli ispettori di via Arenula ha negato, ammettendo solo la sua partecipazione all’ormai celebre pranzo del 23 settembre a casa Verdini. «Ma – ha detto Miller ai pm – non sapevo che ci sarebbe stato anche Flavio Carboni». Oggetto dell’incontro, secondo la sua ricostruzione, sarebbe stata la sua possibile candidatura alla presidenza della Regione Campania.
Sulla stessa linea Martone, altro commensale del pranzo a palazzo Pecci Blunt. L’ex giudice (quando è scoppiato il caso ha lasciato la magistratura) ha parlato per tre ore con il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il sostituto Rodolfo Sabelli e ha precisato che nemmeno lui sapeva della partecipazione all’incontro del faccendiere sardo. E non è l’unica ipotesi che Martone ha respinto, come ha spiegato ieri pomeriggio con una lunga nota. «Non ho mai fatto o tentato di fare interventi sui giudici della Corte costituzionale, sul Csm e sui magistrati della Cassazione e sono del tutto estraneo agli episodi relativi alla candidatura alla presidenza della Regione Campania, agli impianti eolici, alle nomine di dirigenti degli uffici giudiziari e alla decisione sulla esclusione della “Lista per la Lombardia”». Una difesa a 360 gradi. «Non ho mai fatto parte di associazioni segrete – continua – e non ho tenuto alcun comportamento che mi possa esporre a ricatti o illegittime pressioni, come dimostrano i quasi 45 anni di appartenenza all’ordine giudiziario. Non ho avuto alcun contatto, diretto o indiretto, con l’onorevole Abrignani e non sono mai intervenuto per l’esclusione della lista provinciale di Roma dalla competizione elettorale regionale del Lazio».
Dichiarazioni che gli inquirenti dovranno valutare, non appena sarà  terminata la tornata di interrogatori di questa settimana. Oggi tocca all’ex primo presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone che dovrà  chiarire due vicende. Quella del ricorso presentato ai giudici della Suprema Corte dall’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino contro l’ordinanza di custodia cautelare emessa nei suoi confronti e quella della nomina di Alfonso Marra alla presidenza della Corte d’Appello di Milano.


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