«Una truffa per tutti» E la scuola si ribella

ROMA. «Faccio lo sciopero della fame non solo per il mio posto di lavoro ma perchè voglio avere la possibilità  di vivere in maniera dignitosa e di progettare un futuro». Così Giacomo Russo, precario di Palermo, spiega perchè dal 17 agosto è in sciopero della fame. È venuto fino a Roma per portare la sua protesta davanti le porte del Parlamento insieme a un altro centinaio di precari della scuola. «Tagli alla scuola: una truffa per tutti», recita lo striscione attaccato alle transenne che circondano la piazza.
Osservando i volti, stanchi e arrabbiati delle persone che da mezzogiorno, nonostante il sole cocente, si sono riunite a Montecitorio, si capisce che le parole di Giacomo sono condivise da tutti. La solidarietà  è l’arma che puntano contro il governo.
La mobilitazione si sta estendendo a macchia d’olio. È partita dalla Sicilia il 13 agosto con l’occupazione permanente del Provveditorato degli studi di Palermo e con lo sciopero della fame di tre lavoratori, a cui ieri si è aggiunta una collega, Caterina Altamore, docente precaria delle elementari da 14 anni. Ogni giorno giunge notizia di nuove adesioni: due precarie rifiutano il cibo a Benevento,dove è già  in piedi un presidio permanente, una collega di Pordenone, 55 anni e ancora senza contratto, minaccia di iniziare anche lei lo sciopero se non gli verrà  assegnata una cattedra. Addirittura un insegnante di ruolo di Pisa protesta contro lo smantellamento dei corsi serali per gli adulti (come raccontiamo nel pezzo a fianco).
Un gesto estremo per una situazione estrema perché «anche se siamo in mobilitazione da tre anni, quest’anno è veramente nero, i posti persi vanno a sommarsi a quelli tagliati nei due anni precedenti: insomma quasi 150 mila persone a spasso non sono poche» dice Francesca, insegnante di lingue e madre di due gemelli che quest’anno inizieranno la scuola elementare. «Ho parlato con la preside della scuola, non si sa ancora niente, il numero di classi, il tempo pieno non garantito. E poi la questione del maestro unico – continua Francesca – per esperienza personale posso immaginare che in una classe sovraffollata con 30, 35 bambini il docente al massimo può mantenere la disciplina. È la qualità  dell’insegnamento, non solo il diritto al lavoro ad essere duramente colpito».
In piazza con il Coordinamento dei precari ci sono i sindacati, c’è la Flc Cgil, e i sindacati di base RdB/Usb. Anche alcuni esponenti di partito si aggiungono ai manifestanti: Dario Franceschini e Giuseppe Fioroni del Partito Democratico e Antonio di Pietro, leader dell’Italia dei valori. Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc snocciola numeri che si commentano da soli: «Sono 277.600 i docenti precari delle graduatorie ad esaurimento per le quali il governo Prodi aveva stabilito un piano di 150 mila assunzioni in tre anni – dice Pantaleo – Il personale precario è costituito attualmente da 117.625 docenti, sono circa 20 mila i lavoratori che attendono un incarico, tra cui 13 mila insegnanti e 7 mila lavoratori del personale Ata. La situazione più drammatica – continua – è quella del sud: dei 25.600 posti tagliati, oltre il 50% è nel Mezzogiorno».
Nel pomeriggio sindacati, movimenti e coordinamenti hanno deciso, riuniti in un tavolo tecnico, di presentarsi uniti alle convocazioni, e si sono dati appuntamento a martedì prossimo per stilare un calendario in previsione dell’allargamento della mobilitazione. Nel frattempo è stato messo in piedi un presidio permanente davanti al ministero dell’Istruzione. «Animeremo il presidio con varie iniziative – dice Francesco Cori del Coordinamento precari della scuola – domani verranno i precari di Napoli e la settimana prossima incontreremo il Coordinamento dei genitori».
A Treviso invece i docenti in sciopero annunciano che si presenteranno alle convocazioni con sacchetti di frattaglie. Un messaggio chiaro, «guarda cosa siamo diventati, carne da macello», per un governo che non ha mostrato fin’ora nessuna disponibilità  al dialogo. «Faremo volantinaggi, banchetti, ci organizzeremo il più possibile – commenta Francesca – finchè tutti capiranno che la 133 non è una riforma, sono solo tagli e licenziamenti».
Sarà  un anno scolastico difficile, anche per il ministro Gelmini.

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26 MILA DOCENTI IN MENO
I posti a rischio con la seconda tranche dei tagli di Tremonti Gelmini. L’anno scorso sono stati tagliati 42 mila docenti.


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