Il Predator degli ayatollah “Chi ci attacca è un suicida colpiremo molto lontano”

Lo hanno chiamato Karrar, cioè “assaltatore”, anche se curiosamente per Mahmoud Ahmadinejad il primo drone-bombardiere sfornato dall’industria bellica iraniana «porta un messaggio di pace e amicizia». Questo non vale per tutti: il drone degli ayatollah deve anche essere, dice il presidente, «un deterrente contro l’aggressione, che paralizzi il nemico nelle sue basi».
Il Karrar, presentato ieri a Teheran, può trasportare a 900 chilometri orari quattro missili da crociera, oppure due bombe da 250 libbre (circa 113 chili) o una pesante il doppio, secondo la tv di Stato. Lungo quattro metri, ha un’autonomia dichiarata attorno ai mille chilometri e non è quindi in grado di colpire l’arcinemico Israele, ha ammesso Ahmed Vahidi, ministro della Difesa di Teheran. Gli osservatori tecnici non sembrano impressionati: il Karrar è poco più che un missile teleguidato con capacità  di bombardamento. In altre parole, mancherebbero la manovrabilità , la capacità  di volo lento e le doti di autonomia che rendono preziosi aerei senza pilota come l’americano Predator per compiti di sorveglianza e spionaggio, oltre che per attacchi “chirurgici”. Per spiare dall’alto, in realtà , l’Iran produce già  l’Ababil-3, abbattuto dagli Usa sui cieli iracheni l’anno scorso e fornito da Teheran anche ad Hezbollah.
Le Forze armate iraniane non hanno diffuso i dettagli tecnici del Karrar, ma dalle riprese circolate in rete l'”assaltatore” appare un’arma palesemente offensiva. E la presentazione pubblica, il drone dipinto con un’incongrua vernice dorata, sembra più una minaccia urlata dal regime che una reale innovazione con contenuti militari.
Il Karrar è però una riprova dell’attivismo mostrato dalla Repubblica islamica in tema di tecnologia da guerra. Da quando l’Occidente ha chiuso ogni collaborazione in materia di armamenti, l’Iran ha accelerato moltissimo per cercare l’autosufficienza. Solo nell’ultimo periodo Teheran ha presentato nuovi mini-sommergibili, un nuovo missile terra-terra, e conta di poter lanciare satelliti ad altissima quota già  fra tre anni. Per ora all’attivismo non si affianca una capacità  tecnica adeguata: appena pochi giorni fa il sistema antiaereo di produzione russa ha abbattuto per errore un caccia Phantom F-4 dello stesso Iran nei cieli sopra Bushehr. Tutto questo, naturalmente, mentre il programma nucleare va avanti.
Ahmadinejad ha voluto precisare che cosa gli ayatollah vogliano fare dei nuovi armamenti: «Se ci sono folli, egoisti o tiranni che intendano compiere un’aggressione, allora la nostra Difesa dovrà  essere in grado di poter tagliare la mano dell’aggressore, prima che decida di attaccare». In altri termini, l’Iran vuole la capacità  di colpire in maniera preventiva, di fronte a minacce, anche se, giura Ahmadinejad, non attaccherà  per primo.
L’obiettivo delle minacce è estremamente chiaro: prima di tutto Israele, che considera inaccettabile il possesso dell’arma atomica da parte degli ayatollah (e che ha da poco svelato un proprio drone ampiamente in grado di colpire Teheran). E poi anche nemici lontani, cioè gli Stati Uniti: «Se qualcuno decidesse di colpire i nostri impianti nucleari», ha precisato Ahmadinejad, «le rappresaglie non sarebbero limitate al Medio Oriente. Un attacco all’Iran sarebbe suicida».


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