Hillary Clinton guida la carica l’Amministrazione Usa è donna

NEW YORK – Il generale russo non passerà  alla storia come un campione del politicamente corretto ma quella domanda sparata nel bel mezzo della trattativa sullo Start, mentre da una parte e dall’altra ci si impuntava su missili e testate nucleari, sintetizzò bene il senso di sorpresa: «E com’è che avete portato tutte queste donne?». Già . Mai delegazione americana fu così femminilmente rappresentata. Capo missione: Rone Gottemoeller. Vice: Marcie Ries. Uomo, pardon, donna chiave della trattativa: Ellen O. Tauscher.
Il particolare non è sfuggito al cronista (donna) del Washington Post che ieri si è chiesto in prima pagina se la presenza di tutte queste signore nella trattativa fosse solo un caso. Un paesaggio umano completamente diverso da quello immortalato dalle foto del primo Start: da una parte George H. W. Bush e dall’altra Michail Gorbaciov col loro bel codazzo di maschietti. Era il 31 luglio 1991: davvero un secolo fa. Dovevano passare cinque anni perché Bill Clinton incoronasse Madeleine Albright prima donna Segretario di Stato. Esattamente dieci anni dopo il suo successore George W. Bush fece il bis con Condoleezza Rice. E siamo ai nostri giorni con la scelta di Barack Obama, che ci riporta ancora a casa Clinton. E alla domanda che si fanno tutti: c’è un effetto Hillary alla Segreteria di Stato? Dice un sondaggio del Women International Security che le donne occupano fino al 30 per cento di posti tra il dipartimento di Stato e il Pentagono. E nel Senior Intelligence Service le donne sono il 13 per cento. Tante o poche? «Siamo arrivate a un punto critico» dice la direttrice della ricerca Jolynn Shoemaker. «E il fenomeno è particolarmente visibile in questa Amministrazione».
Ma parlare di effetto Hillary – o effetto Obama – sarebbe sbagliato. Per carità : è stato il presidente a nominare ambasciatore alle Nazioni Unite Susan Rice. E sempre Barack ha dato un impulso alla diplomazia femminile spedendo per esempio a Roma Ertharin Cousin: è l’ambasciatrice alle agenzie Onu nella capitale (Fao, Ifad e Wfp) sul fronte sempre aperto della guerra alla fame del mondo. Ma proprio il curriculum di una Susan Rice – già  assistente della Albright sotto Clinton – spiega come il fenomeno sia maturato nel tempo. Sempre nell’amministrazione Clinton è emersa per esempio Michele Flournoy: oggi è una delle donne più potenti del Pentagono. Una carriera in marina cominciata nel 1978 ha portato Letitia A. Long al più alto incarico mai rivestito da una donna tra gli 007: capo della National Geospatial Intelligence Agency. Nell’amministrazione di Bush jr si è fatta le ossa Laura Holgate del National Security Council. E la lunga marcia di Laura Kennedy, oggi ambasciatrice alla Conferenza sul disarmo di Ginevra, è cominciata al Dipartimento di Stato nell’anno 1975: presidente quel Gerald Ford succeduto a Richard Nixon. Certo colpisce l’occupazione che adesso si compie, quasi strategicamente, proprio sotto il regno di Hillary. A riconoscerlo è proprio una delle sue più strette collaboratrici, Karin Look, la donna che ha seguito il disarmo nucleare della Libia del colonnello Mohammar Gheddafi: «Da me al segretario di Stato, qui il Dipartimento è tutto al femminile». Domanda: ma la carica delle donne porta o no un di più alla diplomazia americana? La signora Look smonta subito quel luogo comune secondo cui le signore sarebbero meno guerrafondaie dei signorini e quindi più decise a concludere con successo le trattativa. «Piuttosto – specifica Laura Kennedy – penso che noi donne siamo più portate a lavorare in team: e questo durante le trattative aiuta». Naturalmente le pari opportunità  devono nascere in famiglia: «Quando Bill Clinton mi chiese di lavorare al National Securiy Council dovetti fare un patto con mio marito per stare vicina ai nostri ragazzi» dice Rose Gottemoeller. «Patto chiaro: proviamo due anni e stop». Ma due anni bastarono per chiudere fior fior di trattative (dal Kazakistan alla Bielorussia) e rilanciare quella carriera che l’ha portata ora a guidare lo Start 2. Che colpo per l’ex ragazza che – come tutti gli studenti di scienze politiche – aveva dovuto mandare giù quel classico di Herbert Wright, anno 1939: «Può una donna intraprendere la carriera diplomatica?».


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