Strage alla Love Parade Muoiono 18 ragazzi calpestati dalla folla impazzita

Un poliziotto cerca di tranquillizzare una ragazza in lacrime, mentre un giovane si porta le mani alla testa in segno di disperazione. Tutt’intorno ambulanze, poliziotti, barelle, feriti e solo qualche metro più in là , sotto la volta di un tunnel del vecchio scalo merci di Duisburg, quindici corpi senza vita – che in poche ore diventeranno diciotto – distesi sull’asfalto, i lamenti di oltre cento feriti che si alzano un po’ dappertutto. I bassi che intanto stanno gettando centinaia di migliaia di giovani in una sorta di trance collettivo arrivano anche qui, nel luogo dove la “Love Parade” stavolta si è trasformata in tragedia.

L’appuntamento scelto quest’anno per l’evento techno che dall’anno della caduta del Muro richiama ogni anno in Germania giovani da tutta Europa era uno scalo merci dismesso dalle Ferrovie tedesche e trasformato in un parco pubblico abbastanza grande per ospitare il mezzo milione di raver atteso dagli organizzatori. Ma il rilancio del Festival dopo un anno di pausa aveva richiamato nella cittadina della Ruhr oltre un milione e mezzo di giovani. 
La manifestazione era iniziata da poco più di quattro ore quando in un tunnel lungo la Karl-Lehr-Strass da cui si accedeva all’area dell’evento si sono scontrate due maree umane: quella di chi voleva già  abbandonare lo spiazzo sovraffollato e quella dei tanti, troppi, che invece volevano raggiungerlo e che da ore premevano contro la recinzione metallica eretta dalla polizia per limitare l’ingresso. La calca è stata fatale per nove ragazze e sei ragazzi, mentre un centinaio secondo altre fonti sono rimasti feriti. In dieci hanno avuto bisogno di un intervento di rianimazione. Mentre la Farnesina tentava di accertare l’eventuale presenza di italiani tra vittime e feriti, in Germania si sollevavano le prime critiche: per lo scarso dispiego di agenti – 1200 a fronte di oltre un milione di partecipanti – e per l’arrivo dei soccorsi rallentato dalla folla.
Intanto, dall’altra parte del tunnel, per centinaia di migliaia di giovani ignari la festa continuava ripresa in streaming da trenta telecamere: i soundsystem montati su mastodontici camion trasformati in discoteche ambulanti animati da dj e cubiste continuavano a diffondere i secchi suoni techno, una sorta di tam tam tribale, pulsante, continuo. Una decisione dell’Unità  di crisi della città  quella di non interrompere la manifestazione, ma di farla proseguire per motivi di sicurezza. Il timore era che la notizia potesse diffondere panico o che un’interruzione improvvisa e immotivata dell’evento atteso potesse scatenare le proteste infuriate dei fan delusi. 
Quando lungo la vicina strada statale 59, che corre proprio attorno al centro, sono sfilati decine di mezzi di soccorso con le luci blu qualcuno si è sporto a guardare, ma poi ha continuato a ballare. Solo a fine serata, quando è diminuita, la folla di giovani raver ha appreso la tragedia. «Quei ragazzi volevano solo divertirsi», ha raccontato a una delle tv accorse Achmed Hassan, un diciassettenne di origine turca. «Poi si sono messi tutti a piangere come ho fatto io, che non ho mai visto morire nessuno».


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