Rom e Sinti, “è tempo per un riconoscimento legislativo linguistico culturale”

ROMA – Un’assemblea pubblica per tornare a parlare di rom facendo il punto sul Piano nomadi del governo, sui costi dell’operazione, ma anche della questione più generale del loro riconoscimento legislativo quale minoranza linguistica e culturale. A chiederlo è il gruppo “Vaso di Pandora”, iniziativa politico-culturale nata nel 2008 proprio dopo l’annuncio del Piano, in una lettera che vede tra i primi firmatari gli stessi aderenti al gruppi: i responsabili immigrazione di Cgil e Uil, Piero Soldini e Giuseppe Casucci, Christopher Hein del Consiglio italiano per i rifugiati (Cir), Luca Cefisi, Daniela Carlà  e Fabrizio Molina direttore associazione Nessun luogo è lontano. Un appuntamento di lavoro, fissato per il 21 settembre a Roma, che insieme alle realtà  associative e di rappresentanza dei rom e  “a distanza di oltre due anni dalle ordinanze “urgenti” per fronteggiare lo stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunità  nomadi nel territorio delle regioni Lazio, Lombardia, Lazio e Campania”, vuole riportare l’attenzione sul rispetto dei diritti umani dei rom in Italia. “Non molto si è fatto sul piano della loro concreta integrazione e rispetto della loro identità – si legge nella lettera -. Certamente non possiamo dire che si sia registrata l’inversione di tendenza da noi auspicata”. Un incontro, aggiungono, per poter lanciare “iniziative concrete in direzione del riconoscimento dei diritti di questo popolo, a partire da una proposta di legge volta alla piena applicazione dell’art. 6 della Costituzione (“La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”)”.

Diversi gli interrogativi a cui gli organizzatori dell’incontro chiedono risposte chiare. “Ci chiediamo cosa si è fatto per attuare le previste misure d’integrazione – si legge nella lettera -, che non siano lo smantellamento di alcuni campi e la deportazione delle stesse persone in altri campi–ghetto? Cosa si è fatto per attuare misure concrete di accoglienza in materia di scuola per i bambini, abitazioni per le famiglie e percorsi di formazione e avviamento al lavoro per gli adulti? Soprattutto, la “razionalizzazione” dei campi nomadi effettivamente attuata almeno in alcune città , per esempio a Roma, quanto costa? L’appalto della gestione quotidiana dei campi nomadi risulta essere alquanto costoso per le casse dei municipi interessati: che senso ha allora mantenere una situazione cronica di disagio sociale ad alto costo, ma senza azioni positive che prefigurino il superamento dei “campi nomadi” e la loro abolizione in prospettiva ?”

Problemi, quelli evidenziati dalla lettera, che si affiancano a quello più generale del riconoscimento legislativo dei rom “quale vera minoranza linguistica e culturale”. Un tema “che rimanda alla necessità  di adeguate forme autonome di rappresentanza dei Rom e Sinti in Italia ed alla loro attiva partecipazione ad una campagna a sostegno della proposta di legge. Va ricordato che la Legge 482 del 1999 (che riconosce l’esistenza di 12 minoranze linguistiche) non comprende quella dei Rom e dei Sinti”. Un tema su cui, continua la lettera, potrebbero esserci importanti novità  a breve con una bozza di proposta di legge  “per la tutela e le pari opportunità  della minoranza dei Rom e dei Sinti”. “Altre proposte di legge sono già  state depositate negli ultimi anni in Parlamento, ed oggi un gruppo di deputati e senatori sta valutando, assieme ad esperti, sindacati, associazioni e rappresentanti di Rom e Sinti quali siano gli aspetti inerenti il riconoscimento di una minoranza linguistico culturale per Rom e Sinti, che abbiano priorità  ed urgenza e se sia possibile sostenere in Parlamento un’unica proposta a carattere bipartisan in questo senso”. 

Per gli organizzatori, “è cresciuta comunque la consapevolezza che la qualità  della nostra democrazia si misura proprio sulla capacità  di gestire situazioni così marginali, garantendo reali diritti di cittadinanza anche a chi appare come una diversità . Sono in crescita le iniziative di studio e proposte”. Ridotto anche il ‘clamore’ catalizzato dalla stampa e dalla televisione. “Ci pare anche che si sia molto ridotto l’allarmismo mediatico, ma su questo punto occorre mantenere un elementare prudenza, perché certamente un qualsiasi nuovo episodio imprevisto, ma non imprevedibile, può fare da detonatore per ulteriori campagne demagogiche”. Anche per quanto riguarda gli interventi degli enti locali, ci sono zone d’ombra e note positive. Manca, secondo gli organizzatori, “un nuovo approccio delle politiche pubbliche, e in particolare delle politiche sociali a livello municipale e regionale”, a cui l’annuncio dei tagli ai bilanci degli enti locali getta ombra ancor di più, ma non mancano le buone proposte, come quelle messe in campo dall’Ufficio Nazionale Anti Discriminazione, e da molti Comuni italiani. “Certo non si può dire che non si stia facendo niente – conclude la lettera -, ma neppure che le cose stiano davvero migliorando in maniera sensibile”.(ga)

 

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