“Bp ignorò tutti i segnali d’allarme”

NEW YORK – L’11 luglio 2005 l’uragano Dennis era già  arrivato e passato quando una nave di passaggio nel Golfo del Messico si trovò davanti a uno spettacolo scioccante: la Thunder Horse, l’enorme piattaforma petrolifera da un miliardo di dollari della Bp, era minacciosamente inclinata su un fianco. Con i suoi 15 piani sovrastanti la superficie dell’acqua, doveva essere il fiore all’occhiello della società  petrolifera. Al contrario, si è trasformata nel simbolo della tracotanza della Bp. Al passaggio dell’uragano, una valvola installata al contrario aveva provocato un allagamento, mettendo a repentaglio il progetto prima ancora che venisse estratta una sola goccia di petrolio. Successivamente è venuto inoltre alla luce che alcune saldature erano state realizzate in modo così scadente da rendere le tubature subacquee fragili e piene di crepe. Secondo analisti, concorrenti e dipendenti, i problemi verificatisi alla Thunder Horse non rappresentavano un’anomalia, ma il segnale d’allarme che la Bp stava correndo troppi rischi e prendendo troppe cose alla leggera nella sua corsa verso la crescita e il profitto. Ma malgrado gli incidenti degli ultimi anni, la Bp non è stata in grado, o non ha voluto, trarre alcuna lezione dai suoi errori.
In poco più di dieci anni, dalla società  di media importanza che era, la Bp è diventata la seconda società  petrolifera del mondo, dopo la Exxon Mobil. In questi anni il colosso petrolifero ha condotto una politica industriale di tagli e consolidamento. Ha rilevato concorrenti americani come Amoco e Atlantic Richfield ed eliminato decine di migliaia di posti di lavoro. La strategia ha funzionato sino al 20 aprile quando la piattaforma Deepwater Horizon è esplosa, uccidendo 11 lavoratori e facendo fuoriuscire milioni di litri di petrolio. Benché si stia ancora indagando, i rilievi preliminari indicano che la Bp ha preso una serie di decisioni che hanno aumentato le probabilità  che si verificasse un disastro.
La Bp è nata quando nel 1908 un ricco cittadino britannico, William Knox D’Arcy trovò il petrolio in Iran e fondò la Anglo-Persian Oil Co. Nel 1995 il governo inglese ha venduto le ultime azioni della società  ancora in suo possesso ed è subentrato John Browne. Browne ha trasformato la società  in un colosso di livello mondiale, ribattezzandola Bp. Sotto la sua guida, il valore delle azioni societarie è più che raddoppiato e i dividendi sono triplicati. Ciò nonostante, Browne ha tagliato i costi in modo spregiudicato esternalizzando gran parte delle operazioni e licenziando decine di migliaia di dipendenti. Browne è stato costretto a dimettersi nel 2007 per aver mentito sul suo rapporto con un uomo, ma era già  caduto in disgrazia il 25 marzo 2003, quando 15 persone morirono e oltre 180 rimasero ferite nel peggior incidente industriale avvenuto in America negli ultimi decenni: l’incendio e l’esplosione di Texas City. Un anno più tardi si verificò un’altra calamità : un milione di litri di petrolio fuoriuscirono dall’oleodotto della Bp a Prudhoe Bay in Alaska. Si trattò del più grave incidente mai verificatosi nell’area del North Slope e, ancora una volta, la causa avrebbe potuto essere evitata: chilometri di oleodotto erano corrosi e la Bp fu costretta a pagare oltre 20 milioni di risarcimento.
Secondo i rilievi messi in luce dall’House Energy and Commerce Committee, anche nel caso dell’incidente della Deepwater le decisioni adottate dalla Bp dimostrano imprudenza e noncuranza delle misure di sicurezza. Visitando Texas City nel 2009, gli ispettori della Occupational Safety and Health Administration (Osha) hanno rilevato più di 700 violazioni delle misure di sicurezza e proposto una sanzione record di 87,4 milioni di dollari. La gran parte delle ammende, ha spiegato l’ente, è motivata dalla mancata osservanza degli impegni precedentemente assunti dalla Bp. Lo scorso marzo, nella raffineria della Bp in Ohio, l’Osha ha rilevato 62 trasgressioni e proposto una sanzione di 3 milioni di dollari. Altri incidenti hanno interessato gli oleodotti della Bp in Alaska: il 25 maggio un’interruzione di energia ha provocato la fuoriuscita di 750mila litri di petrolio, la terza in ordine di gravità  lungo il Trans-Alaska Pipeline System. «La Bp – ha dichiarato Henry A. Waxman, presidente della commissione d’inchiesta sull’incidente della Deepwater Horizon – ha preso molte cose alla leggera per risparmiare un milione di dollari qui e qualche ora là . E adesso è l’intero Golfo del Messico a pagarne il prezzo».
©The New York Times/La Repubblica Traduzione di Antonella Cesarini


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