«Dicono di voler colpire gli abusi, invece massacrano gli invalidi veri»

Ancora non siamo alla proposta di eliminazione fisica immediata degli invalidi (roba da Terzo Reich), ma la strada sembra tracciata. Un emendamento del governo alla «manovra finanziaria» tende ad eliminare un numero al momento inquantificabile di pensioni di invalidità ; ma soprattutto tende a far piazza pulita degli «assegni di accompagnamento», previsti per chi non riesce a far da solo molte delle operazioni della normale vita quotidiana. Il governo dice: la spesa per questo genere di prestazioni è aumentata da 6 a 16 miliardi, colpa delle Regioni che hanno accreditato come vere una serie di invalidità  fasulle. Che qualche abuso ci sia, specie dove si usa «comprare» voti, è indubbio. Che le misure decise siano in grado di colpire selettivamente i «non aventi diritto» è invece da escludere. Cosa prevede infatti l’emendamento?
In primo luogo innalza la soglia minima di invalidità  per aver diritto a una pensione dal 74 all’85%. Attenzione, però. Questo «scalone» vale solo per chi – la stragrande maggioranza – presenta due o più patologie invalidanti, nessuna delle quali però raggiunge il fatidico 74%. Al contrario, i «fortunati» mono-colpiti manterranno il regime attuale (il 10% della platea totale, si calcola). Ancora peggio va per l’«assegno di accompagnamento», considerata la voce a più elevato ritmo di crescita. Qui il relatore ha fissato criteri decisamente drastici per stabilire se un invalido ha diritto o no a essere aiutato – pagandolo – da qualcuno: «il deficit della deambulazione deve essere permanente e assoluto, in modo che la persona non sia in grado di compiere il complesso degli atti elementari della vita senza l’aiuto di un accompagnatore».
In pratica, viene intanto escluso chi presenta un deficit «transitorio» (esempio: un politraumatizzato da incidente stradale, chi viene colpito da ictus, ecc). Non è finita: tutti quelli che riescono a far comunque qualcosa tramite ausili, protesi, mezzi di appoggio, ecc, verranno automaticamente esclusi. Con questi «tagli lineari» non si colpisce alcun abuso, semplicemente «si spara nel mucchio».
Come hanno spiegato diversi esponenti di associazioni dedicate, «se teniamo conto che la manovra riduce i trasferimenti agli enti locali, taglia il Fondo sociale, azzera il fondo per i non autosufficienti» si vede come tutto il peso dell’invalidità  reale vada a ricadere completamente sulle famiglie (quando ci sono). Di fatto, nella categoria di «falsi invalidi» il governo considera tutti gli anziani con difficoltà  motorie, gli amputati, i poliomelitici, oltre a quanti magari «riescono a vestirsi e mangiare, ma non sanno dove sono, chi sono, dove vanno». Il 7 luglio ci sarà  una manifestazione nazionale davanti a Montecitorio, per respingere immediatamente «la peggiore aggressione alle politiche sociali di inclusione delle persone con disabilità  nella storia repubblicana». Prima della Repubblica, in effetti, c’erano gli alleati del Terzo Reich.


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