L’ultima eredità  dell’America di Bush “Prigionieri di un mare di contractors”

NEW YORK – Benvenuti alla fiera della paura, al gran business dell’intelligence fiorito dopo l’11 settembre, nella «Top Secret America» dove lo Stato ha affidato ai privati la sua sicurezza dispensando miliardi a volontà . Degli 854mila uomini impegnati nelle operazioni di intelligence 265mila sono privati. Il 31 per cento: più della percentuale dei militari impegnati (30, contro il 39 degli impiegati pubblici). Una pacchia. Prima dell’11 settembre la General Dynamcis aveva 43.300 dipendenti e 10.4 miliardi di dollari di ricavi: oggi i dipendenti sono raddoppiati, 91.700, e i ricavi triplicati, 31,9 miliardi. Ma non ci sono solo giganti come la GD: sono 1.931 le società  arruolate, più di un quarto operative dove la legge lo vieterebbe: sul campo.
La seconda puntata dell’inchiesta sull’Intelligence del Washigton Post mette in fila cifre scandalose e verità  risapute: «I contractors hanno reclutato spie in Iraq, pagato mazzette per avere informazioni in Afghanistan e protetto direttori della Cia in visita nelle capitali del mondo. I contractors hanno contribuito a far sparire un sospetto estremista dalle strade d’Italia», dice il giornale ricordando il caso Abu Omar. Usi e abusi: «La loro condotta riprovevole in Iraq e in Afghanistan ha danneggiato la credibilità  degli Usa in Medio oriente. Gli abusi dei prigionieri ad Abu Ghraib hanno innescato uno spirito di vendetta che paghiamo ancora adesso». Ma allora perché si continua a fare ricorso ai privati? Semplicemente perché il sistema non reggerebbe senza.
Dice il capo del Pentagono Robert Gates, che pure vuole ridurre il loro apporto alla difesa del 13 per cento – l’amministrazione Obama vuole portarli al 7 per cento in tutto entro due anni – : «Devo fare una confessione terribile: io non so neppure il numero esatto di quelli che lavorano per noi». Possibile? «Per troppo tempo abbiamo dovuto dipendere dai contractors per completare il nostro lavoro» dice il capo della Cia Leon Panetta «ma anche adesso che vorremmo sostituirli non è facile trovare esperti sul campo».
Certo che non è facile. Svela l’inchiesta che i plotoni dell’intelligence governativa si sono svuotati perché tanti preferivano licenziarsi, beccarsi la pensione statale e darsi al privato: dove trovi aiutini che nel pubblico non hai, tipo il bonus d’ingresso da 15mila dollari e la Bmw nuova, come la Raytheon promette ai suoi dipendenti. Un circolo vizioso. Ma la preoccupazione è anche un’altra. A chi rispondono i contractors? «Ai loro azionisti» suggerisce sempre Panetta: «Un conflitto non da poco». Eppure la fame è così alta, il meccanismo messo in piedi dopo l’11 settembre così difficile da sfamare, che sono perfino proliferate le agenzie specializzate nella ricerca di personale: 50.000 dollari ogni candidato.
L’assurdo è che nell’America della recessione, con la disoccupazione al 10 per cento, sui maggiori siti di ricerca del personale ci sono un sacco di posti vuoti da riempire: 1.951 cercansi in Washington, 19.759 in tutta America. Uno scandalo. Come le rivelazioni sulla connivenza tra pubblico e privato che sfocia in quelle vere e proprie ferie, a volte festini, in cui i privati vendono allo Stato quella mercanzia dal nome magico: IT, Intelligence Technology.
Proprio ieri James Clapper, il generale scelto da Obama a capo della National Intelligence, l’organismo che dovrebbe sovrintendere le 16 agenzia, è salito al Congresso per l’udienza di conferma. Ne avrà  di lavoro: stamattina il giornale di Washington spara l’ultima puntata. Non è ancora finita.


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