Cola, sequestro in Svizzera la procura blocca dieci milioni conti anche in Usa e a Londra

ROMA – Immaginate un gioco di matrioske. La Svizzera. New York. Londra. Singapore. E, ora, anche il Lussemburgo. I conti esteri di Lorenzo Cola, la chiave dell’affaire Finmeccanica, l’uomo del Presidente Pier Francesco Guarguaglini, il ventriloquo del Sismi collezionista di cimeli del Terzo Reich, detenuto dall’8 luglio a Regina Coeli con l’accusa di aver riciclato 7 milioni e mezzo di euro della provvigione nera uscita dalle tasche della “banda Mokbel” per l’operazione “Digint”, cominciano a parlare. E gonfiano le stime di un «tesoro» che potrebbe presto superare i 20 milioni di euro. Dieci dei quali, ora, ufficialmente sequestrati in Svizzera, tra lunedì e martedì, dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo nella sua trasferta a Lugano. Di più: quei conti promettono di allargare l’orizzonte dell’inchiesta ai rapporti che Cola, in nome di Finmeccanica, ha avuto con Enav (l’Ente Nazionale di assistenza al volo) e con Selex. Dunque con Guido Pugliesi (amministratore delegato di Enav) e Marina Grossi, moglie di Guarguaglini e ad di Selex.

I CONTI DI LUGANO, LONDRA,
NEW YORK, SINGAPORE, LUSSEMBURGO
à‰ una partita, questa, che, con tutta evidenza, si annuncia infernale. E che, non a caso, ieri ha convinto Cola a rinunciare a chiedere la propria scarcerazione al Tribunale del Riesame. «Ripartiamo da zero – spiega il professor Franco Coppi, uno dei suoi legali – Aspettiamo che la Procura ci metta a disposizione alcune importanti intercettazioni e verbali, quindi chiederemo di poter sostenere un interrogatorio con i pm più serio di quello di garanzia e, a quel punto, presenteremo un nuovo ricorso al Riesame». Anche perché, reduce da due giorni di rogatoria in Svizzera, Capaldo è tornato ieri a Roma non solo con il sequestro di 10 milioni di euro, ma anche con la documentazione dei due conti di Cola individuati a Lugano e su cui il denaro era parcheggiato. Il “975031” acceso presso la Banca della Svizzera Italiana e intestato alla “Yorkell overseas”, società  offshore con sede in Belize. E il conto “Riolite”, acceso nella filiale del “Credit Agricole”. Sul primo dei due, è stata “tracciata” parte dei 7 milioni e mezzo di euro della provvigione pagata dalla banda Mokbel. Dal secondo, tra l’agosto e il settembre del 2007, sono stati invece movimentati 4 milioni e 400 mila euro verso Londra e gli Stati Uniti. Dove, del resto, sono stati individuati almeno altri quattro conti esteri di Cola. Due a Londra, intestati alla società  offshore “Pamegard”. Altrettanti a New York, intestati alla società  di consulenza “Duddley”. Lugano, Londra, New York, dunque, ma anche Singapore (dove Cola, nel 2008, utilizzò un conto intestato alla società  offshore “Pinefold”) e Lussemburgo, dove, ne sono convinti la Procura e il Ros dei carabinieri, sarebbe la parte di «tesoro» non ancora tracciata e per la quale si attende l’esito delle ultime rogatorie.

L’OMBRA DI ENAV E SELEX
Fin qui, i conti. Ma c’è dell’altro. Interrogato in carcere il 7 giugno scorso, l’ex senatore Nicola Di Girolamo nel dare conto dell’operazione “Digint” consegna agli inquirenti un dettaglio solo apparentemente insignificante, ma che in realtà  svela a chi lo ascolta in quale razza di crocevia si trovi Lorenzo Cola e dove l’indagine possa arrivare. Dice Di Girolamo: «Dopo l’acquisto insieme a Mokbel del 51 per cento della “Digint”, mi venne detto che il valore della società  doveva essere gonfiato con contratti di appalto. Ho sentito dire che gli appalti che doveva ricevere “Digint” dovevano essere di Enav e Vitrociset». Ebbene, cosa diavolo c’entra Enav con una società  come “Digint”? E perché Cola può spingersi a promettere alla banda Mokbel l’impiego di una leva di quel genere?
Sappiamo già  (“Repubblica” 20 luglio) che Cola «è» Finmeccanica, al punto da poter confidare al telefono, due settimane prima della nomina («sto lavorando molto, molto bene») che Giuseppe Giordo, già  Ceo di Alenia aeronautica Usa, diventerà  amministratore delegato di Alenia Aeronautica. Ma, ora, fonti qualificate vicine a Enav confermano che il network di Cola aveva uno dei suoi snodi cruciali anche nell’amministratore delegato della società , Guido Pugliesi. Non fosse altro perché Enav è stato per anni il «granaio» della “Selex”, la controllata di Finmeccanica di cui Marina Grossi è amministratore delegato (i due terzi del fatturato nel settore delle opere civili di Selex è con Enav) e Cola, come Marco Iannilli (uomo di Mokbel), è “consulente”. C’è di più. Nell’orbita di Cola ed Enav – aggiungono le stesse fonti – si muove anche Tommaso Di Lernia, imprenditore noto alle cronache per essere stato arrestato nell’aprile del 2006 nell’inchiesta sulla scalata alla Rcs e ora proprietario della “Print system”, società  con 6 milioni e mezzo di fatturato, specializzata in sistemi radar e con un portafoglio clienti che ha in Selex ed Enav i due principali committenti. à‰ un fatto, o forse solo una curiosa coincidenza, che dopo l’arresto di Mokbel e Di Girolamo Enav abbia improvvisamente modificato le procedure per l’assegnazione degli appalti per le opere civili, fino ad allora assegnati, senza gara, alla Selex. Chi sa, dunque, che un qualche allarme non sia suonato anche lì. E che le indicazioni di Di Girolamo non comincino ad aprire nuove porte.


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