Spese militari, dove sbagliano Parisi e il PD

Non torniamo indietro nelle travagliate vicende del governo Prodi – lo hanno già  fatto bene Tommaso Di Francesco e Manlio Dinucci sul manifesto di mercoledì 9 – ma il modo di affrontare questo tema è stato sicuramente una delle cause principali che ha portato poi alla clamorosa sconfitta elettorale. Bocciati dagli elettori, forse qualche domanda bisognava farsela. È questo il caso di molti cattolici, ambientalisti, pacifisti, giovani volontari, di tanti gruppi presenti anche nella campagna Sbilanciamoci che da anni produce una manovra finanziaria alternativa in cui ci sono tante riflessioni e proposte per la Difesa del Paese che permetterebbero di rendere le Forze Armate più snelle ed adeguate alle reali esigenze e di risparmiare così diversi miliardi di euro da investire nel welfare, nell’ambiente, nel rilancio dell’economia.

L’errore del ministro Parisi è stato quello di non impostare una riforma del sistema Difesa del Paese rendendolo più vicino al nostro dettato costituzionale (in particolare l’articolo 11: l’Italia «ripudia la guerra») e a una politica di pace incardinata sul ruolo delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea. Si è preferito mantenere il sistema attuale che è il risultato di un altro errore del centrosinistra (governo D’Alema), fortemente sponsorizzato da industria bellica e vertici militari e che prevede uno strumento militare composto da 190.000 uomini e donne volontari armati di tutto punto. Un modello che, come avevamo puntualmente denunciato, avrebbe fatto esplodere le spese militari. La scelta del ministro, per sua stessa ammissione, è stata quella di continuare a gettare miliardi di euro in questo pozzo di San Patrizio. Ed avere poi come risultato finale delle Forze Armate che «sono sempre più alla soglia di una irreversibile inefficienza», per ammissione all’epoca dello stesso ministro.

Infatti spendiamo molti soldi per la Difesa, tanto che all’epoca ci collocavamo all’ottavo posto mondiale per spese militari (nel 2009 siamo scesi al decimo) ma abbiamo Forze Armate comunque in condizioni precarie, uomini e donne senza più formazione e mezzi senza carburante e pezzi di ricambio. Allora viene da chiedere all’ex ministro se servono 180.000 uomini e donne con una prevalenza di graduati rispetto alla truppa se poi non si riescono a trovare più di 10.000 militari per le missioni all’estero, ormai impegno principale delle nostre Forze Armate. Sono gli stessi vertici militari che parlano di 40.000 marescialli in esubero. Ci può spiegare quale impiego strategico si prevede per il cacciabombardiere F35 con capacità  di trasporto di ordigni nucleari? La “difesa del territorio” è già  garantita dai famigerati Eurofighter, aerei con capacità  aria-aria. Il Joint Strike Fighter (F35) è un altro pozzo di San Patrizio, e non lo diciamo noi ma il Gao (Us Government Accountability Office), il corrispettivo della nostra Corte dei Conti per gli Stati Uniti (capofila del progetto) che denuncia forti ritardi, il lievitare dei costi e pone dubbi anche sulla buona riuscita del progetto. Quindi sappiamo già  che i 13 miliardi di spesa previsti per l’acquisizione di 131 cacciabombardieri in realtà  saranno molti di più ed ingesseranno ulteriormente (facendolo lievitare) il bilancio della Difesa. Certo – da pacifisti – dovremmo essere contenti perché lasceremmo a marcire i cacciabombardieri negli hangar (non ci sono soldi per il carburante e la manutenzione) e quindi non andrebbero in giro per il mondo a bombardare. Ma da contribuenti ed elettori consapevoli ci chiediamo se sia giusto buttare tanti soldi che non servono alla Difesa del Paese ma solo a favorire gli interessi dei vertici della lobby industrial-militare, mentre si fa morire la cooperazione allo sviluppo e il servizio civile.
Insomma, una parte del Pd (Parisi e Roberta Pinotti in testa) rischia di avere le idee confuse e di continuare a dire e a fare cose sbagliate. Intanto potrebbe prendere esempio dalla Merkel in Germania (che taglia le spese militari e oltre 40mila soldati) e poi ascoltare le proposte di Sbilanciamoci: portare, ad esempio, le Forze Armate da 180mila a 120mila unità  e cancellare il programma degli F35. In questo modo avremmo risparmiato un bel po’ di miliardi da dedicare alla crisi e al rilancio dell’economia.


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