Regioni, Berlusconi pronto a rivedere i tagli

by Sergio Segio | 17 Giugno 2010 5:35

ROMA – Berlusconi apre alle Regioni. Dopo le proteste dei giorni scorsi, ieri il premier ha incontrato a Palazzo Grazioli i governatori del Pdl, guidati da Formigoni (Lombardia) e Polverini (Lazio) ed ha assicurato che ci sarà  una diversa ripartizione dei tagli. «La cifra complessiva è stata concordata con la Ue e non si può toccare – avrebbe detto il presidente del Consiglio – ma si può ripartire diversamente per far sì che la manovra sia più equa». In campo anche il ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto che ha convocato per oggi un tavolo con le Regioni per avviare un confronto politico. Un colpo di freno alle rimostranze delle Regioni è giunto ieri da Bossi: «Formigoni non deve esagerare, il federalismo non viene toccato», ha assicurato il Senatur.

Le grane per il governo tuttavia non sono finite: sul tavolo ci sono i settori della sanità  (con le proteste dei medici che oggi incontrano il ministro Fazio), della scuola e dei magistrati che oggi bloccano le udienze per un’ora e parlano di «colpo di grazia» per la giustizia. Ma anche tra i Comuni si profilano manifestazioni clamorose come quella annunciata per il 30 giugno dal sindaco di Genova Marta Vincenzi che ha comunicato che chiuderà  per un giorno i servizi pubblici del Municipio, dall’anagrafe al trasporto pubblico locale.
In allarme anche il comparto della sicurezza: «Tagliare la legalità  significa tagliare l’infrastruttura immateriale più importante del paese», ha detto ieri Claudio Giardullo, segretario della Silp-Cgil. Le forze dell’ordine lamentano tagli per 600 milioni nei prossimi tre anni, ripartiti tra Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Forestale, Polizia ferroviaria e di Frontiera. Le riduzioni del 10 per cento al capitolo «ordine pubblico e sicurezza» (numerato «007» nel bilancio dello Stato) mettono a rischio l’uscita notturna delle volanti per mancanza di carburante (si parla del caso di Palermo dove la misura è già  stata annunciata dalla Questura ed è oggetto di trattativa in questi giorni) e profilano la chiusura di alcuni commissariati (a Roma ne sono stati chiusi tre in conseguenza dei tagli del 2008). Ma la manovra, con il taglio delle risorse per le missioni all’estero, mette un’ipoteca sui viaggi degli agenti di polizia per riaccompagnare in patria gli immigrati oggetto di espulsione. Bloccati anche gli straordinari che per le forze di polizia arrivano improvvisi.
Intanto Berlusconi all’assemblea della Confcommercio è tornato sul tema della tassa di soggiorno. «Si cancelli subito dal testo della manovra la possibilità  dell’istituzione a Roma della tassa di soggiorno», ha detto il presidente dei commercianti Sangalli, auspicando inoltre un generale abbassamento della pressione fiscale. E il presidente del Consiglio ha vistosamente applaudito. Il premier ha anche ricordato che la manovra «non comporta sacrifici alle imprese, ma qualche sacrificio per le amministrazioni pubbliche che devono limitare spese improduttive e sprechi» e ha osservato che «il numero dei politici andrebbe dimezzato».
Ieri intanto la Commissione Bilancio del Senato ha avviato l’esame del decreto: subito uno stop dovuto al dubbio che le cifre della manovra non corrispondessero a quelle chieste dalla Ue. Poco dopo è arrivato un documento del Tesoro che fa lievitare la manovra lorda a 25,9 miliardi, una crescita di 1 miliardo compensata dall’intervento previsto sulle pensioni delle statali. Infine la Commissione Ambiente, su proposta del Pd, ha chiesto di stralciare l’articolo 45 che azzera il meccanismo dei certificati verdi per le fonti di energia rinnovabili.

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