«Sospetti terroristi usati come cavie»

Medici e psicologi statunitensi, su mandato della Cia, hanno partecipato alle torture sui prigionieri della «guerra al terrore» detenuti a Guantanamo e in Iraq e Afghanistan. Il loro lavoro era di assistere a quelli che con un eufemismo orwelliano l’amministrazione Bush aveva definito «interrogatori rafforzati», analizzare le reazioni dei detenuti e formulare indicazioni su come rendere più efficaci le tecniche utilizzate. Tra queste il famigerato «waterboarding» (affogamento simulato) e la privazione del sonno, con l’eventuale combinazione di più tecniche per valutarne l’utilità .
Lo denuncia un rapporto pubblicato ieri da «Physicians for human rights» (Phr), ong americana composta da medici, che da anni monitora le attività  dell’esercito e dei servizi segreti americani, denunciandone le violazioni del diritto internazionale e della stessa Costituzione degli Stati Uniti. Gli attivisti, basandosi su documenti riservati dell’Ufficio legale del Dipartimento di giustizia e sul resoconto di una commissione del Senato americano, chiariscono che «la presenza e complicità  dei medici in pratiche di interrogatorio intenzionalmente dannose serviva non solo a consentire la routine delle pratiche di tortura, ma anche a fungere da potenziale difesa legale contro la responsabilità  penale per la tortura».
In pratica i medici sono stati la foglia di fico dietro la quale nascondere le atrocità  più volte raccontate di Guantanamo e Abu Ghraib, e hanno anche partecipato attivamente ad un programma di ricerca sulla resistenza allo stress e al dolore, condotto sulla pelle di esseri umani non consenzienti, trattati «come porcellini d’India». Cosa che nel diritto internazionale è qualificata né più e né meno come crimine di guerra e contro l’umanità . Nessuna autorizzazione ufficiale è stata mai richiesta per portare avanti il programma, né è stato mai chiesto il consenso informato dei partecipanti agli esperimenti. Erano prigionieri della «guerra al terrore», l’ultimo anello della catena dei diritti umani.
E infatti gli psiconogi del «Behavioral science consultation team» (Bsct), inquadrati nei ranghi dell’esercito americano, rivendicano con orgoglio e patriottismo il loro contributo alla strategia anti-terrorismo degli Stati Uniti. Il colonnello James, responsabile del Bsct a Guantanamo, ha dichiarato: «È grandioso essere in prima linea nella battaglia per difendere il terrorismo. Questi ragazzi (i soldati, ndr) si impegnano ben oltre il loro dovere nell’assicurare che i detenuti siano trattati umanamente in ogni momento». Un discreto attaccamento alla «causa» che ha costretto l’Associazione degli psicologi americani a emettere un comunicato in cui stigmatizza l’utilizzo di psicologi in contesti equiparabili alla tortura, e vieta ai suoi iscritti di «pianificare, progettare e partecipare all’uso di tortura e di ogni forma crudele, degradante e inumana di trattamento o punizione».
Il contesto in cui l’amministrazione Bush ha consentito, incoraggiato e organizzato queste pratiche di «ricerca», è lo stesso in cui si inquadra la forte limitazione dei diritti civili dei cittadini americani (con il famigerato Patriot Act) e la crescita di un apparato militare-spionistico biopoliticamente teso a controllare la vita del maggior numero di persone in America e altrove. Un’era che si ritiene conclusa con l’elezione di Barack Obama alla Casa Bianca.
E il presidente viene chiamato direttamente in causa dal rapporto di «Physicians for Human Rights», che chiede al governo di sospendere immediatamente ogni progetto segreto di ricerca che coinvolga esseri umani. Ugualmente i medici della ong chiedono che il Congresso americano, l’Onu e il Dipartimento di giustizia indaghino approfonditamente sulla questione, verificando le violazioni ai diritti umani sanciti dalla Convenzione di Ginevra e dalla stessa Costituzione americana. «L’unica domanda ancora senza risposta – ha dichiarato Nathaniel Raymond, responsabile della Campagna contro la tortura di Phr – è se questi medici ed alti ufficiali coinvolti nelle torture saranno chiamati a rispondere per i loro crimini contro la coscienza, la Costituzione e contro i nostri valori».


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