L’Iran minaccia lo Stato ebraico “Se ci attacca sarà  la sua fine”

«Gli oppressori sono arrivati alla fine del loro tempo. Con le loro mani provocano la loro rovina. L’attacco criminale dimostra che il sionismo è la nuova faccia, più spietata, del fascismo». Il leader Supremo Ali Khamenei non si è lasciato sfuggire l’occasione del malumore generale nei confronti del blitz israeliano in mare per tuonare contro lo Stato ebraico. Parlando davanti a una immensa folla radunata per il ventunesimo anniversario della morte di Khomeini, ha ricordato che il non riconoscimento di Israele era stato un punto chiave della dottrina di Stato di Khomeini che definiva lo Stato ebraico «un tumore canceroso». «Il regime sionista si avvicina al baratro della caduta finale», ha detto il leader supremo. E Ahmadinejad ha rincarato la dose con i suoi tipici toni beffardi: «Quando mi chiedono perché non dico più che il regime sionista deve essere eliminato è perché va a fondo da solo». «Presto – ha aggiunto – saranno organizzati migliaia di nuovi convogli che porteranno combattenti per la pace per smantellare il regime sionista e portare pace e libertà  a tutta l’umanità . Ogni altra mossa aggressiva significherebbe la morte del regime sionista». Ai suoi sostenitori occidentali ha poi raccomandato: «È meglio per voi se smettete di sostenere il regime di occupazione sionista se volete avere ancora un futuro. Il mondo ride di voi. Credete davvero di poter tenere in vita il regime sionista? Chi lo appoggia merita di essere deferito a un tribunale per i crimini di guerra».

Il blitz israeliano non poteva succedere in un momento migliore per Khamenei e Ahmadinejad, proprio alla vigilia dell’anniversario delle elezioni contestate con cui Ahmadinejad fu riportato alla presidenza con un colpo di mano e i miliziani uscirono dal ministero dell’Interno per picchiare le folle che chiedevano dove fosse finito il loro voto. Il regime si è preparato all’anniversario come all’occasione definitiva per dare un colpo di spugna all’opposizione. Ha fatto venire a Teheran da tutto il paese due milioni di truppe paramilitari, rimandato in carcere i riformatori che erano stati temporaneamente rilasciati su cauzione, dato il via a controlli aggressivi sugli abiti delle donne e sui comportamenti “non islamici” di ragazzi e ragazze. «Vedremo la più imponente preghiera del Venerdì che ci sia mai stata», aveva detto alla vigilia un comandante dei pasdaran, annunciando che «cinque milioni di basiji si erano registrati per parteciparvi».

I due leader dell’opposizione, Moussavi e Karroubi, che avevano invano chiesto al ministero dell’Interno il permesso per una manifestazione pacifica, sono stati irrisi. A Karroubi, un hojatoleslam che era molto vicino a Khomeini, è stato perfino impedito l’accesso al mausoleo dove si teneva la cerimonia. Anche il nipote di Khomeini, Hassan, che come ogni anno ha preso la parola, è stato fischiato e interrotto dalla folla, perché come diversi membri della famiglia Khomeini, è vicino ai riformatori. Per chi non riconosce ancora il risultato delle elezioni, Ahmadinejad ha poi avuto esplicite minacce. «Saranno spazzati via dalla mano del popolo» ha detto, ribadendo che le elezioni sono state «libere al cento per cento».

 


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