La Polonia volta le spalle a Kaczynski

VARSAVIA – La Polonia europea, la Polonia moderna, tollerante e aperta al mondo, ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali svoltosi ieri. Secondo exit poll e primi dati parziali, Bronislaw Komorowski, cioè il candidato del partito liberal (PO, Piattaforma dei cittadini) del primo ministro Donald Tusk, è in testa con il 45,7 per cento dei voti. Il suo avversario nazionalconservatore-populista, euroscettico e omofobo Jaroslaw Kaczynski, leader di Pis, Legge e Giustizia, è appena al 33,2. Vola con un sorprendente successo al 13,4 per cento Grzegorz Napieralski, della sinistra democratica. Siccome nessun candidato ha ottenuto il 50 per cento più uno dei consensi, si andrà  al ballottaggio il 4 luglio. Ma da pochi giorni la sinistra democratica ha lanciato forti segnali di voler aiutare Komorowski al secondo turno.

Per Jaroslaw Kaczynski, da sempre lo stratega e il volto più aggressivo e politicamente temibile della destra, la sconfessione e il carattere deludente del primo turno, sono evidenti, tanto più perché la partecipazione al voto, 55% degli aventi diritto, è superiore alle attese. A queste presidenziali anticipate – convocate dopo la tragica morte del fratello gemello di Jaroslaw, Lech, capo dello Stato dal 2005, scomparso il 10 aprile nella sciagura aerea di Smolensk – Kaczynski sperava di capitalizzare sull’emozione nazionale per la scomparsa del gemello e, insieme a lui, di parte della leadership militare ed economica del paese. Tutti caduti sul Tupolev che li stava portando a rendere omaggio ai 22mila ufficiali polacchi assassinati dalla Nkvd di Stalin dopo l’aggressione nazista e sovietica del settembre 1939 alla Polonia.

La visita alla tomba del fratello era stato l’ultimo atto della sua campagna. «La chiave del successo è la fede, vinceremo perché dobbiamo vincere, per far risorgere in Polonia una vera democrazia, con priorità  nazionali», ha detto Kaczynski in toni da muro contro muro. E ha sottolineato le profonde divergenze tra lui e Komorowski, e tra i due schieramenti.
Linguaggio opposto da parte di Komorowski, osannato dai seguaci nel cortile del quartier generale della sua campagna, in una Varsavia coperta dalle nuvole. Ha ringraziato tutti, ha invitato tutti a impegnarsi a fondo per il ballottaggio, e soprattutto ha pronunciato calorose congratulazioni per Napieralski, «perché la Polonia ha bisogno anche di una sinistra».
Parole che suonano come una porta aperta a eventuali futuri cambi di maggioranza anche a livello governativo. Il premier liberal ed europeista Tusk, che nel 2007 spodestò alle elezioni politiche l’allora premier Jaroslaw Kaczynski mobilitando gli elettori delle città , i ceti medi colti, gli operai specializzati e soprattutto i giovani, governa ora in alleanza col Partito contadino. Ma in cambio dell’appoggio a Komorowski al ballottaggio, la sinistra potrebbe avere offerte di coalizione. Già  col voto di ieri è uscita dalla condizione di paria della politica. E anche questa nuova realtà  è uno schiaffo cocente alla sfida dell’ultimo gemello. L’Europa di cui Varsavia è il membro-chiave nel centro est resta in ansiosa attesa del ballottaggio, ma dalla maggioranza degli elettori polacchi (sommando PO e sinistra) ha già  avuto un nuovo sì.
(ha collaborato Katarzyna Rukojc)


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