Governo impossibile, pesa la crisi

BUDAPEST. Il premier slovacco Robert Fico ha ottenuto dal presidente Ivan Gasparovic l’incarico di formare il nuovo governo. L’interessato ha poco più di una settimana per dare al suo paese un nuovo esecutivo corrispondente alle indicazioni fornite dagli elettori sabato scorso in occasione delle elezioni per il rinnovo dell’Assemblea nazionale. I risultati vedono prevalere su tutti i partiti presentatisi al voto lo Smer-Sd del primo ministro, forza politica di ispirazione socialdemocratica che ha ottenuto il 35% dei voti corrispondente a 62 mandati.
La vittoria, però, appare solo numerica dal momento che i risultati ottenuti dai partiti della coalizione che finora ha guidato la Slovacchia non consentono a Fico di riproporre la stessa formula di governo, tanto più che uno degli alleati, l’Hzds (Movimento per una Slovacchia democratica) non ha ottenuto il 5% necessario per conservare dei seggi al parlamento. Subito dopo la diffusione dell’esito elettorale, il premier ha affermato di essere aperto alla trattativa con tutti i partiti per dar luogo al nuovo gabinetto. In realtà  il premier non ha un compito facile dal momento che il suo partito e l’Sns (Partito nazionale slovacco), l’altro alleato di governo, dispongono di 71 dei 150 mandati previsti dalla costituzione slovacca. In altre parole, lo Smer-Sd deve necessariamente rivolgersi a un altro soggetto politico per creare una maggioranza.
Non restano che i partiti dell’opposizione di destra che si considerano i vincitori delle legislative. Il principale di essi, l’Sdkຠ(Unione cristiano-democratica) ha ottenuto il 15,42% dei voti corrispondente a 28 seggi ed è il portavoce della critica al governo Fico e alla sua politica economica. In questi ultimi anni la Slovacchia, entità  statuale nata nel 1993 a seguito della separazione consensuale da Praga, ha attirato copiosi investimenti stranieri soprattutto nel campo dell’industria automobilistica e adottato l’euro il primo gennaio del 2009. Ora, secondo l’Iness (Istituto di studi sociali ed economici) soffre di una disoccupazione in crescita e ha visto aumentare il deficit pubblico. La crisi globale è un dato di fatto ma l’opposizione slovacca contesta il modo in cui l’esecutivo ha reagito al fenomeno. Alla fine di maggio, secondo i dati diffusi dal ministero delle finanze, il deficit di bilancio è arrivato a 2.078 miliardi di euro dopo essersi fermato a 1.480 miliardi di euro alla fine del mese precedente. Per l’Sdkàº, al di là  di quanto il governo è disposto a far sapere nessuno conosce nel concreto lo stato delle finanze pubbliche né sa che tipo di paese andrà  in eredità  al nuovo esecutivo. L’unica certezza è che la situazione è molto grave. Per gli analisti Bratislava deve dar luogo a cambiamenti effettivi nel settore della pubblica amministrazione e attuare riforme pensionistiche e fiscali. Il premier Fico che in alcuni ambienti è visto come un Chavez europeo difende il suo operato definendo ingiuste le accuse che gli vengono rivolte. Non è comunque un periodo sereno per la Slovacchia come dimostrano anche le nuove tensioni con Budapest il cui nuovo governo di destra ha approvato il decreto che prevede di conferire la cittadinanza ungherese ai membri delle minoranze magiare presenti nei paesi vicini. Bratislava ha, dal canto suo, risposto con un altro decreto in base al quale uno slovacco che cercasse di ottenere la cittadinanza di un altro paese, potrebbe perdere quella slovacca (fanno eccezione alcuni casi come quello relativo alla cittadinanza di un altro paese ottenuta tramite matrimonio). In mancanza di nuove iniziative volte alla distensione bilaterale, peraltro attualmente non vista, non è da escludere un ulteriore inasprimento delle relazioni tra le parti.


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