Contrordine ora l’immigrato non fa più paura

L’immigrazione sta diventando un fatto normale. Le relazioni tra noi e gli altri si stanno intensificando. Cala la diffidenza. Quel carattere di emergenza sociale, legato al problema criminalità , pare attenuarsi. La stessa crisi economica, che spinge i soggetti più deboli – immigrati e italiani a rischio occupazione – a competere sullo stesso mercato del lavoro, non alimenta il nesso immigrazione-insicurezza. Gli stranieri, semmai, vengono visti più come diretti competitor, che come una minaccia per l’ordine pubblico. Si tratta di uno dei risultati che emergono dall’ultima indagine dell’Osservatorio Demos-Coop sul Capitale sociale.
Oggi, quasi la metà  degli italiani (48%) ha amici tra gli immigrati. Uno su tre come colleghi di lavoro. E così via: vicini di casa, compagni di scuola dei figli, badanti, colf. Quanti hanno contatti frequenti con gli immigrati erano il 28% tre anni fa. Oggi sono il 35%. Dunque, le occasioni per conoscersi, e stemperare la sfiducia, sono cresciute. Il trend delle opinioni sugli immigrati delinea un quadro orientato alla progressiva confidenza. Vengono valorizzati come risorsa per il sistema produttivo italiano (51%; +10 punti rispetto al 2007). Parallelamente si riduce l’idea dell’immigrato come minaccia per l’occupazione (26%; -8,7) o pericoloso per la sicurezza (31%; -12,2). Ancora meno vengono percepiti come rischio per la cultura nazionale (20%; -14). Solo una minoranza (13%) vede con favore classi scolastiche separate (peraltro in calo: -6 punti in 3 anni).
La strada, dunque, sembra essere quella della progressiva “normalizzazione” della questione immigrati. Ma cosa succede tra gli italiani più deboli, che vivono situazioni di rischio sul piano del lavoro? E magari competono con chi è venuto da molto lontano per quello stesso lavoro? Qui le opinioni in parte cambiano. Nelle famiglie in cui la crisi ha colpito maggiormente – perdita lavoro, mobilità , cassa integrazione – l’idea che gli immigrati costituiscano una minaccia per l’occupazione è più elevata rispetto a chi invece non ha vissuto questi problemi (37% contro 23%). Il che lascia intendere come la crisi produca alimenti tensioni nei settori più deboli della società . Ma anche chi si trova a confrontarsi con gli immigrati su questi problemi li vede, anzitutto, come concorrenti, sul piano del lavoro, più che soggetti che minacciano l’ordine e la sicurezza.


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