Birmania, l’ultimo appello di Aung

LONDRA – «Per favore usate la vostra libertà  per promuovere la nostra». Dieci semplici parole scritte a mano su un foglio di carta. Eppure quanta forza e quanto coraggio in quel messaggio, uscito clandestinamente dalla casa-carcere di una donna esile d’aspetto ma resistente come filo di ferro, un premio Nobel per la pace che i generali dittatori della Birmania tengono prigioniera da ormai due decenni ma che ancora non si arrende. Aung San Suu Kyi compie stamani 65 anni. Ha scelto di celebrare il compleanno facendo pervenire un ennesimo appello all’Occidente, un altro tentativo di riportare la libertà  nel suo paese. Dettate a uno dei suoi più stretti collaboratori, le sue parole occupavano ieri l’intera prima pagina del quotidiano Independent di Londra, che le ha pubblicate senza ovviamente spiegare in che modo le ha ricevute.

Ci saranno probabilmente conseguenze, per San Suu Kyi e per il suo braccio destro U Win Tin, anche lui perseguitato da anni. Ma nessuno dei due ha avuto timori. Più importante era fare arrivare al mondo un altro grido di protesta. «Voglio ripetere le parole di San Suu Kyi, “per favore usare la vostra libertà  per fare avanzare la nostra”, e voglio aggiungere qualcos’altro», ha vergato a mano U Win Tin sul foglio. «Per favore, fate qualcosa per portare la libertà  alla Birmania. Siamo affamati di libertà . Stiamo aspettando che qualcuno, una nazione o una organizzazione, ci aiuti».
È una preghiera che aspetta di essere esaudita dal colpo di stato militare del 1962, senza contare gli assassini politici (incluso quello in cui nel 1947 perse la vita il padre di San Suu Kyi, all’epoca vicepresidente del Consiglio). Lei, l’eroina della Birmania che col suo sorriso ha conquistato il mondo, è stata a lungo in prigione e ora è agli arresti domiciliari. Il regime le permette solo occasionali incontri con diplomatici stranieri e con i suoi avvocati. In teoria, nel 2011 dovrebbe tornare libera, ma c’è il timore che la dittatura inventi nuove scuse per tenerla in gabbia. Proteste e rivolte pacifiche sono state sempre represse con la forza. Le elezioni indette per la fine di quest’anno rischiano di essere una farsa.
Un gruppo di leader internazionali chiamato “The Elders” (Gli anziani) ha approfittato del compleanno di San Suu Kyi per denunciare la situazione in Birmania. «I generali usurpano la volontà  del popolo», accusa Desmond Tutu, che presiede l’organizzazione. Ne fa parte anche Nelson Mandela. E Gordon Brown rivela, in una lettera all’Independent, di avere inviato proprio a Mandela e a San Suu Kyi le sue ultime lettere da premier, prima di dimettersi il mese scorso: «A lei ho detto che, fintanto che la Birmania non sarà  libera, il mondo non sarà  libero, e a Mandela che finché il suo sogno di giustizia universale non sarà  realizzato, non ci sarà  giustizia», scrive l’ex-premier britannico.


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