Ahmadinejad: “Puniremo l’Occidente”

TEHERAN – L’Iran non accetta imposizioni esterne e, anzi, sul nucleare rilancia: il nuovo reattore di cui Teheran aveva annunciato la costruzione sarà  un impianto “di ricerca”, quattro volte più potente dell’attuale. Arricchirà  l’uranio al 20 per cento: servirà  solo, garantisce Ali Akbar Salehi, capo dell’Organizzazione nazionale per l’energia atomica, a produrre radioisotopi per la confezione di farmaci contro il cancro. E se l’Occidente non si fida, e pensa invece alla ricerca di armamenti atomici, peggio per lui. Sul nucleare non si discute.

Mahmud Ahmadinejad ha detto in un discorso tv che l’Iran non esclude di tornare al negoziato, ma prima dovrà  «punire e far pentire» l’Occidente. «Vogliamo punirvi e poi tornare al tavolo delle trattative, e le nostre condizioni saranno rese note presto», ha annunciato il presidente, rivolgendosi direttamente ai paesi occidentali: «È un gioco politico. Voi lo avete cominciato e ora tocca a noi. La nazione iraniana agirà  in modo che il nemico si penta».
Non è una minaccia da prendere alla leggera: a chiarire quali saranno le prime misure ci ha pensato Ali Larijani, presidente del Majlis, il Parlamento di Teheran. In rappresaglia contro la richiesta del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite, che ha autorizzato l’ispezione di navi iraniane nei porti e in mare per controllare eventuali traffico di materiali utilizzabili per il programma nucleare e missilistico, l’Iran è pronto alla reciprocità . «Se ispezioneranno le nostre navi, devono sapere che faremo lo stesso con le loro nel Golfo Persico e nel Golfo di Oman», ha detto Larijani.
Dell’offensiva diplomatica fa parte anche un’ennesima scaramuccia verbale: il ministro degli Esteri iraniano ha convocato l’ambasciatore britannico per esprimere «critiche severe» su quello che Teheran chiama «l’appoggio occidentale al terrorismo». Nel mirino c’è il presunto sostegno ai dissidenti esiliati del gruppo Mujahiddin Khalq, formazione accusata di aver progettato attentati a Teheran.
Ma nel braccio di ferro non mancano le pressioni da parte occidentale: ieri sera alla Casa Bianca il ministro del Tesoro Usa, Timothy Geithner, e il sottosegretario Stuart Levey, che ha la delega su terrorismo e intelligence finanziaria, hanno presentato un nuovo pacchetto di sanzioni contro la repubblica islamica: ne fa parte il congelamento dei beni ad altre persone fisiche o di società  iraniane, in altre parole un allargamento della “lista nera” di Washington. Il ministro Geithner ha anche aggiunto che si aspetta «azioni simili dagli altri governi, per mettere pressione economica sull’Iran».


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L’allora giovane e ambizioso magnate del petrolio, uno degli uomini più ricchi di Russia, confermò così in Putin la convinzione di avere di fronte non solo un “ladro” – così il premier nel suo ultimo intervento televisivo – ma un aspirante zar. E se il primo difetto poteva essere tollerabile, il secondo lo iscriveva nel partito dei nemici da battere. Con tutti i mezzi a disposizione, inclusi i processi pilotati.

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