Nel paese dei Cedri si teme una nuova offensiva israeliana

«Israele dovrebbe diminuire queste esercitazioni e cominciare a mettere le cose sul tavolo in modo che ci possa essere un serio dialogo di pace», ha detto Hariri, che a Washington tenterà  di ottenere da Obama l’assicurazione che non ci saranno attacchi militari israeliani contro il Libano.
Da mesi, nel Paese dei Cedri si teme una nuova offensiva israeliana, persino più devastante di quella dell’estate 2006. Obiettivo di questa campagna militare, spiegano a Beirut, sarebbe quello di privare il movimento sciita Hezbollah della capacità  di lanciare razzi contro lo Stato ebraico, in previsione di un attacco israeliano alle centrali atomiche iraniane. Gli strateghi di Tel Aviv, dicono sempre i libanesi, vedrebbero nelle capacità  belliche di Hezbollah – che nei suoi arsenali avrebbe migliaia di razzi e missili – la più concreta reazione militare a un blitz aereo contro l’Iran. In questo clima si inseriscono le proteste di Israele e Stati uniti per un presunto recente trasferimento di missili Scud dalla Siria a Hezbollah. Traffico di armi che Damasco ha seccamente smentito. La questione però resta aperta e Obama, secondo la stampa israeliana, intenderebbe puntare la sua attenzione sull’arsenale di Hezbollah. Il presidente americano, peraltro, ha chiesto e ottenuto dal Congresso 205 milioni di dollari per aiutare Tel Aviv a sviluppare l’«Iron Dome», il sistema di difesa antimissile.
Le manovre israeliane che cominciano questa mattina sono, ufficialmente, di «difesa civile», con l’obiettivo principale di preparare le retrovie a un «attacco missilistico di Hezbollah all’acquedotto centrale». Per Beirut, e soprattutto per il movimento sciita che ha messo in allarme migliaia di uomini, Israele allertando il sistema di protezione civile potrebbe all’improvviso sferrare un attacco contro il Libano. Tel Aviv a bassa voce smentisce e, nei giorni scorsi, approfittando della visita nella regione del ministro degli esteri spagnolo Moratinos, il premier Netanyahu ha fatto sapere a Beirut e Damasco che il suo governo non sta pianificando alcun attacco.
Nelle tensioni tra Israele e Libano si è inserito anche l’accademico ebreo americano Noam Chomsky. L’intellettuale, respinto qualche giorno fa da Israele, è stato invece accolto con tutti gli onori da Hezbollah. Chomsky ha visitato il Sud del Libano, dove il movimento sciita sta celebrando il decimo anniversario della «liberazione» dall’occupazione israeliana. Venerdì ha partecipato all’inaugurazione del «primo sito turistico del Jihad», nel villaggio di Mlita. Ai giornalisti, ha descritto Israele come «isterico e paranoico» e definito «uno scherzo» i colloqui indiretti in corso tra Stato ebraico e Anp.


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