Malattie professionali, storie di lavoratori “rovinati”

 

MILANO – Vittoria lavorava in una piccola legatoria: cinque dipendenti in tutto, che realizzavano, a mano, libri pregiatissimi a tiratura limitata. Alcuni di quegli esemplari li hanno sfogliati persino Giovanni Paolo II e il presidente della Repubblica oscar Luigi Scalfaro. Vittoria era molto orgogliosa del suo lavoro ma i pesi che per 17 anni, giorno dopo giorno, ha sollevato a forza di braccia l’hanno fatta ammalare: oggi per lei anche preparare un caffè o lavarsi i denti è impossibile, i suoi polsi sono tumefatti, distrutti.
Tutto ha avuto inizio con qualche dolorino, piccolezze. Ma arriva un momento in cui ghiaccio e fasciature non bastano più, dormire diventa impossibile: le articolazioni, i muscoli e i nervi di Vittoria sono a pezzi. Tra il 2001 e il 2003 si sottopone a quattro interventi chirurgici su entrambi gli arti superiori senza però trarne alcun beneficio. Sofferenze che incidono anche sulla qualità  del suo lavoro: non riesce a star dietro ai ritmi richiesti, non ha più nelle mani la forza necessaria a eseguire con la dovuta cura i gesti che le vengono richiesti. Sente che attorno a lei sta cresce un clima di insofferenza e ostilità , fino al giorno in cui viene licenziata in tronco, dopo 17 anni di lavoro in quella piccola azienda.

Quella di Vittoria è una delle storie narrate nel libro “Il lavoro che ammala. Storie di malattie professionali”, che è stato presentato questa mattina a “L’Officina della musica” di Lecco (vedi lanci successivi). Vicende drammatiche e vere di otto lavoratori lombardi che si sono rivolti al patronato Inca-Cgil Lombardia per far valere i propri diritti. “Le malattie professionali lasciano il segno nel lungo periodo -spiega Vanni Galli, coordinatore Inca Lombardia-. Logorano le mani e le articolazioni dei lavoratori nel tempo e provocano conseguenze visibili a distanza di anni”.
“Molti lavoratori prendono la malattia come una fatalità  e alcuni si sentono persino in colpa per quello che è successo”, spiega Giampiero Rossi, giornalista che negli ultimi cinque anni si è occupato in maniera approfondita dei temi legati al mondo del lavoro. “Sono proprio quelli più bravi, quelli che si impegnano e danno il massimo ad ammalarsi più spesso”, osserva Giampiero Rossi.

La scelta di raccontare in un volume le storie di chi viene rovinato dal lavoro sottolinea la necessità , per Inca-Cgil, di dare più rilevanza a questo fenomeno che non solo colpisce i lavoratori nella loro integrità  fisica. Spesso infatti chi si è “rovinato” di lavoro, viene considerato un peso morto per l’azienda, messo in disparte dai colleghi e considerato, improvvisamente, un lavativo. Una situazione umiliante che si conclude spesso con il licenziamento. “Sono poche le persone che hanno il coraggio di denunciare e far valere i propri diritti”, conclude Vanni Galli. (is)

 

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