Karzai condanna la strage dei civili. Nove vittime in un raid della Nato

Gli incidenti pesano sulla discussione per il rifinanziamento delle missioni all’estero che riparte oggi alla Camera

Nessuna fonte ufficiale afgana conferma la versione dei marines, che avrebbero risposto al fuoco dei guerriglieri
Aperta un’inchiesta sull’operato delle forze americane. Un fotografo e un cameraman minacciati dai soldati

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Feriti nella strage di Nangarhar

KABUL – Il presidente afgano Hamid Karzai condanna fermamente la strage di civili avvenuta domenica nel corso di un’imboscata a un convoglio americano nella provincia orientale di Nangarhar, cui i marines hanno risposto sparando sulla folla. Un grave incidente destinato ad infiammare nuovamente il dibattito politico in Italia, dove oggi alla Camera riparte la discussione sul rifinanziamento delle missioni estere, in vista del voto di domani. E non si ferma neppure oggi la violenza nel Paese: un raid aereo delle forze Nato ha causato in mattinata la morte di nove civili nel nord-est del Paese, durante combattimenti con presunti ribelli Taliban.

Il giorno dopo la strage, che ha scatenato un’ondata di proteste contro gli Stati Uniti e il governo agfano, la presidenza ha diramato una dura nota in cui si legge che “Karzai ha condannato con forza l’incidente innescato da un attacco suicida che ha indotto le forze della coalizione a sparare sui civili causando la morte di 10 persone”.

Il presidente ha anche ordinato l’apertura di un’inchiesta, e nessuna fonte ufficiale afgana ha confermato la versione dei marines secondo cui i militari americani avrebbero risposto al fuoco dei guerriglieri dopo l’esplosione di un’autobomba in un’area popolosa nei pressi di Jalalabad.

Anche sul numero delle vittime non c’è accordo: il ministero dell’Interno e la presidenza ell’Afghanistan hanno fissato il bilancio della sparatoria in 10 civili uccisi mentre gli americani avevano parlato di 8 morti.


Ieri migliaia di manifestanti sono scesi in strada a protestare contro il governo Karzai e contro Washington, accusando gli americani di aver aperto il fuoco indiscriminatamente su veicoli civili dopo l’esplosione dell’autobomba. Un civile rimasto ferito ha detto all’Associated Press che i soldati americani “hanno aperto il fuoco contro tutti, sia chi si trovava all’interno di veicoli, sia chi era a piedi”. Un ragazzo di 15 anni, Mohammad Ishaq, ha raccontato che le truppe hanno sparato 15 colpi contro l’auto su cui viaggiava.

E sull’incidente è anche calata l’ombra della censura: un fotografo ed un cameraman che lavoravano per l’Ap hanno raccontato che le forze americane hanno cancellato le fotografie scattate sul luogo e il video girato dai giornalisti. Il fotografo, Rahmat Gul, ha detto di essere anche stato minacciato fisicamente da un soldato americano.

(Repubblica.it, 5 marzo 2007)

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