FIAT. Cusani all´attacco sull´equity swap Ifil

Banca della Solidarietà e consumatori depositano documenti in Procura

(La Repubblica, MERCOLEDÌ, 24 MAGGIO 2006, Pagina 43 – Economia)

“Non c´è mai stato rischio di una scalata alla Fiat“


Una lettera di Lehman alle banche dimostra che si lavorava a un patto con gli Agnelli

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MILANO – Non è mai esistito un rischio di Opa ostile sulla Fiat. È quanto «inconfutabilmente» dimostrerebbe un documento consegnato ieri alla cancelleria della Procura di Milano da Sergio Cusani, rappresentante di Banca della Solidarietà, e dagli esponenti dei consumatori, Elio Lannutti (Adusbef) e Rosario Trefiletti (Federconsumatori). Si tratta, spiega Cusani, di «un documento riservato e importante lungo una pagina ma molto dettagliato che è stato secretato».
A quel che si è potuto apprendere il documento sarebbe rappresentato da una lettera che circa un anno fa la banca d´affari americana Lehman Brothers aveva inviato ai rappresentanti delle principali banche del “convertendo“. E cioè Banca Intesa, Sanpaolo Imi, Unicredit e Monte dei Paschi. Nella missiva si parlava espressamente di un´operazione «concordata con Ifil», con cui una Newco avrebbe dovuto stipulare un patto preventivo di «joint-governance di Fiat». In pratica la proposta che arrivava dalla banca Usa non poteva prescindere da un accordo con il principale azionista della Fiat, cioè l´Ifil, che all´epoca aveva ancora più del 30% delle azioni ma che qualche mese dopo si sarebbe diluita per effetto del convertendo. Sulla base di questa lettera, intorno al 24-25 aprile 2005 la famiglia Agnelli creò lo spauracchio dell´imminente arrivo di un´Opa ostile sul gruppo automobilistico e quindi la giustificazione a non mollare la presa attraverso il famoso equity swap.
I primi contatti tra Exor e la Merrill Lynch in cui si parla di questo strumento finanziario risalgono a pochi giorni prima, al 21 aprile per la precisione. Ma che rischio di scalata poteva esserci se nella lettera consegnata ai magistrati si parla esplicitamente della stipula di un patto di sindacato con l´Ifil strutturato in modo tale da non far scattare l´Opa obbligatoria? Forse a spaventare gli Agnelli e banchieri come Enrico Salza, che al tempo erano considerati i veri difensori della Fiat, era la parte finale della lettera. «Non prevediamo che alcun singolo investitore possa esercitare il controllo su Newco, ma gli investitori esprimeranno un forte indirizzo gestionale su Fiat nell´ambito del patto stipulato con Ifil». La sola idea di dover condividere la gestione dell´azienda con altri investitori, seppur finanziari e legati da un patto di sindacato, deve essere piaciuta poco a Gianluigi Gabetti e a coloro, come Luca di Montezemolo e Sergio Marchionne, che avevano in mano il timone dell´azienda.
In base alle indiscrezioni raccolte la lettera della Lehman Brothers porterebbe la data del 22 aprile 2005 e solo 4 giorni dopo, il 26 aprile, avviene la stipula definitiva dell´equity swap tra Exor e Merrill Lynch con cui la società degli Agnelli si impegna ad acquistare 90 milioni di azioni Fiat con regolamento cash. Il pericolo di Opa ostile dunque non esisteva, ma il timore di finire nelle mani di una gestione congiunta banche-investitori-famiglia potrebbe aver convinto Gabetti e l´avvocato Franzo Grande Stevens a mettere in piedi quella “scommessa“, come sostengono loro, che a settembre si sarebbe tramutata in un acquisto vero e proprio di circa l´8% della Fiat. Ma, ancora una volta, sventolando ai quattro venti il fantasma dell´Opa ostile, le comunicazioni al mercato sarebbero risultate fuorvianti.
(g.po.)

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