Carceri e amnistia. Le promesse dimenticate. Articolo di Segio

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(“La Repubblica“, 24 dicembre 2005, pagina VII – Milano)

Domani in piazza Aquileia l´iniziativa per l´amnistia

Quelle promesse dimenticate in cella

Vanno ricordate le parole di Giovanni Paolo II

di SERGIO SEGIO

Nel 2002, davanti al Parlamento riunito, il Papa chiese alle forze politiche clemenza, ma anche coerenza. Riscosse lunghi e ripetuti applausi ma nessuna vera attenzione. Entrambi i richiami sono rimasti inevasi. Da 15 anni il carcere non vede amnistie e neppure riforme. Le poche leggi capaci di dare sollievo alla emergenza umanitaria che si vive nelle celle, emanate nella scorsa legislatura, sono rimaste inapplicate: nuovo regolamento penitenziario, scarcerazione delle detenute madri e dei bambini, passaggio al sistema sanitario nazionale, incentivi a fornire lavoro ai detenuti, scarcerazione dei malati gravi. Come tante altre, sono rimaste lettera morta. Così che si può dire – si deve dire, e occorre sapere – che oggi il carcere è illegale. Oggi c´è un´amnistia nascosta e strisciante che riguarda chi può garantirsi difese efficaci e lungaggini processuali (221.880 beneficiari di prescrizioni nel solo 2004, 865.073 negli ultimi 5 anni) e pene lunghe e certe per i non abbienti, spesso colpevoli di piccoli reati dovuti alla marginalità sociale (e – va detto – anche alla mancanza di politiche sociali adeguate). Per recuperare umanità, efficienza, legalità, per dare finalmente vita a vere e profonde riforme del sistema penale e penitenziario, è diventata improcrastinabile una precondizione. Quella stessa invocata dal Papa, dalle associazioni e dalle forze sociali nell´anno del Giubileo: un provvedimento di amnistia e di indulto, magari accompagnato da quel “piano Marshall“ di sostegno al reinserimento sociale e lavorativo che avevamo proposto anni fa e che è unica vera garanzia di rottura della spirale della recidiva e dunque di maggior sicurezza per tutti i cittadini.Per questo, come volontari, associazioni, sindacati, cittadini manifesteremo la mattina di Natale a Milano (e in numerose altre città). Per chiedere attenzioni sincere e riforme vere, ribadendo le parole del cardinale Tettamanzi sulle necessità di un provvedimento di clemenza e sul rischio delle strumentalizzazioni politiche. Per dire che le carceri sono un problema di tutti e renderle umane e dignitose è una responsabilità che la politica deve finalmente assumersi, senza ping-pong e parole vuote. Per questo terremo un presidio la mattina di Natale: non davanti a San Vittore, come avremmo voluto e come la questura ha invece negato, ma dietro il carcere, in piazza Aquileia, dalle 10 in avanti. Un modo per essere vicini a detenuti e operatori e alle loro famiglie. Per dire buon Natale ai buoni e ai cattivi, ai bisognosi e ai distratti.

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